Riflessi in solitudine

Una silloge dedicata ai sentimenti quella della giovane autrice Federica Voi, che utilizza la scrittura come veicolo per esternare ciò che alberga nel profondo della sua anima.

Nelle sue poesie aleggia onnipresente quel senso di tristezza, provocato da illusioni che finiscono inesorabilmente in frantumi, lasciando fuoriuscire dalle crepe pensieri come fosse un fiume in piena. Riflessi in solitudine rappresenta uno sfogo nero su bianco di chi, emotivo ed introverso, preferisce rifugiarsi in se stesso ed esprimersi in maniera alternativa. Ecco quindi l’immedesimazione nella pioggia che scivola sui vetri delle finestre, fredda ed implacabile, a sottolineare un’atmosfera cupa; pioggia che invita a lasciarsi andare, scaricando all’esterno tutti i pensieri e le angosce.

E così, affacciati ad una finestra si piange, ci si libera da un peso opprimente, diventando noi stessi vetro e le nostre lacrime un torrente di pioggia, perché “Si piange quando il silenzio fa impazzire”, e cerchiamo di salvarci nel modo più naturale.

Parole semplici ma con una grande evocazione quelle dell’autrice, che non si lascia sedurre dall’utilizzo di termini troppo complicati, nè di componimenti troppo lunghi, che potrebbero risultare boriosi.

Il tutto accompagnato da una serie di fotografie molto suggestive scattate dalla stessa scrittrice, che completano l’opera donandole quel particolare che sottolinea il senso di irrequietezza e di tumulto interiore.

 

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Recensione a cura di: Maria Carlucci.

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Pastorale Digitale 2.0

Riccardo Petricca col suo “Pastorale digitale 2.0”, ci racconta il suo personalissimo viaggio interiore alla ricerca e riscoperta della fede e di se stesso.

Non possiamo definire o catalogare in un genere questo libro, è qualcosa di molto vicino ad un saggio, ma classificarlo sembrerebbe quasi sminuirlo. Bisogna approcciarsi alla lettura in maniera totalmente disinvolta (per quanto possa sembrare paradossale), con un’ unica aspettativa: quella di scoprire e riscoprire se stessi.  Petricca dimostra, per quanto sia possibile farlo “a parole” quanto un percorso di fede, attuato con coscienza e con volontà, possa aiutare l’animo umano, il proprio spirito e la proprio mente, argomentando, con foto e racconti, quanto anche le diocesi stiano cercando nuovi orizzonti per avvicinarsi ai fedeli più giovani. Ed ecco che arriva l’uso dei nuovi mezzi di comunicazione, che non devono essere sottovalutati o disdegnati, ma che possono e devono essere un nuovo modo per poter fare gruppo, e quindi raccontarsi e raccontare Dio.

Analizzando il mondo ecclesiastico possiamo notare quanta negatività ne viene spesso fuori dai mass media, da articoli di cronaca e quant’altro, ma in questo suo lavoro, l’autore, riesce a riportare alla luce  tutte quelle cose che non vengono raccontate e, quindi vissute, messe in ombra da quei casi di cronaca nera che fanno più clamore (giustamente…?). I racconti sono carichi di socialità ed eventi collettivi che riescono ad unire sotto uno stesso cielo, più fedeli, ma anche “pecorelle smarrite”. Il percorso che ci racconta Riccardo Petricca riesce a coinvolgere qualsiasi lettore, trascinandolo con il suo entusiasmo durante tutto il suo percorso, regalando emozioni e dolci sensazioni.

Riccardo Petricca ci dimostra che c’è ancora del buono da raccontare…

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