Radici di infanzia, ali di vita

C’è una generazione, quella cresciuta a cavallo degli anni ’80 -‘ 90, che può vantarsi di aver accumulato un bagaglio di esperienze tali da determinarne perfino la personalità nell’età adulta. L’autrice Mirca Ferri descrive un’infanzia spensierata, la sua e del suo gruppo di amici, di un’intensità e di una bellezza al giorno d’oggi rari, trascorrendo gran parte della propria vita nell’allevamento di famiglia, tra animali e verdeggianti colline, tra passeggiate, marachelle, misteri ed imprese coraggiose.
Profonde sono le sue radici in un mondo rustico, ma ricco di valori, come il legame con la natura e l’unità familiare.
Molto appassionato è il sentimento, a tratti molto delicato, con cui descrive quegli anni, e di come continua a trarne insegnamento nonostante viva ormai una vita diversa.
Il tutto, accompagnato da una prosa impeccabile, altamente evocativa e mai prolissa, rende il romanzo un piacevolissimo amarcord, da gustare fino all’ultima pagina.

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Erano Knochensturme

Capita raramente di leggere libri che tengano incollati dalla prima all’ultima pagina, pur se trattasi di opere voluminose, per di più a carattere storico: Emilia Anzanello, nel suo Erano Knochensturme, riesce a catalizzare l’attenzione del lettore riga dopo riga, grazie ad una prosa leggera e mai ridondante, in grado di vivificare un intreccio variegato e a dir poco appassionante, alla luce di conoscenze storiche sì puntuali da apparire persino puntigliose.

Il romanzo è ambientato nell’arco temporale che va dall’estate del 1943 ai primissimi anni ’50 del ‘900, e consente al lettore di gustare le vicende dei protagonisti travolti da una Storia più grande di loro: Wilhelm Tanne (tenente del corpo scelto delle SS, elitario rispetto alla Whermacht, l’esercito tedesco) e MariaAnna Mayr, maestra trevigiana di padre austriaco, consolidano il loro rapporto proprio nei giorni in cui l’Italia è devastata dalle infauste conseguenze legate alla caduta del Fascismo ed al caos che ne deriva.

Wilhelm fa parte della 3a PanzerDivision Totenkopf, soprannominata «Knochensturme» («tempesta di ossa», oppure «tempesta di scheletri»): trattasi di SS mandate sovente in prima linea (una sorta di “arditi” teutonici), per tentare di ribaltare battaglie dagli esiti apparentemente disperati, ben sapendo che i Totankopf, anche a costo di innumerevoli perdite, non indietreggiano mai, compiendo atti di vero e proprio, disperato e totale eroismo.

Quando scoppia l’amore passionale (che in breve dispiegherà anche tutta la potenza del sentimento, in un indissolubile connubio fra sesso e affettività) fra il tenebroso tenente SS e la bella maestra italiana, entrambi sono costretti a fare i conti con le incognite, le difficoltà, le ambiguità del periodo: purtuttavia, l’uno sceglie di legare indissolubilmente la propria esistenza all’altro, a qualsiasi prezzo, in spregio, consapevole e volitivo, delle conseguenze.

Wilhelm, nel cui passato c’è una macchia indegna di un uomo prima che di un soldato, resta fedele all’idea nazionalsocialista ed al suo Führer sino all’ultimo, e MariaAnna sposa convintamente la causa di lui, perché amore onore e lealtà non sono mercanteggiabili, e sovrastano ogni convenienza, reticenza o debolezza personale; così come rendono sopportabili i patimenti, gli scontri familiari, l’esito ormai disperato (e disperante) della guerra del Reich, gli stenti e le vessazioni della prigionia, le discriminazioni e le persecuzioni in tempo di pace.

Emilia Anzanello – oltre a scrivere in maniera davvero incantevole anche in presenza di argomenti scottanti e controversi – ha, su tutti, l’indubbio merito di “togliere il velo” a tanta parte di una storia “scomoda”, che vede gran parte degli Alleati comportarsi – a guerra conclusa – proprio nel modo esecrabile imputato (giustamente) alla Germania nazista.

Tanto che, terminata la lettura, viene spontaneo chiedersi (ed è forse questa la motivazione più profonda della scrittrice), ed è come un tarlo che tormenta l’animo del lettore: quanta parte dei crimini perpetrati dai vincitori a scapito dei vinti, ancor oggi, è concesso conoscere?

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Forse la felicità

Alessio e Luca sono due giovani poco sopra i trent’anni, con un ottimo curriculum alle spalle.

Amici di lungo corso, dividono un appartamento alla periferia di Milano, e si trovano in quella fase della vita in cui si tende a fare i primi bilanci esistenziali: sentimentali innanzitutto, e lavorativi, in seconda battuta.

I due sono decisamente diversi, nell’approccio al quotidiano ed all’amore: l’uno appare più cupo e pessimista; l’altro, invece, impacciato talvolta, ma sempre inguaribile sognatore.

Alessio e Luca frequentano un gruppo di amiche – Sara, Federica e Chiara – con cui hanno delle storie più o meno importanti e durature, dalle quali escono sempre segnati, nonostante tendono a conservare un rapporto di “amicizia” con le loro ex. A tal proposito, colpiscono i tempi con cui i personaggi passano da una storia all’altra, anche se praticamente tutte vengono presentate alla stregua di “vero amore”: forse, come diceva un noto film di Carlo Verdone, “L’amore è eterno finchè dura”…

Nel complesso, l’autore, l’ottimo Egidio Mariella, imbastisce un vero e proprio romanzo generazionale, da cui si evince quanto il precariato – con i contratti a termine e le continue “riallocazioni” delle “risorse umane” – incida sull’equilibrio psicologico dei singoli, sulle aspettative delle coppie, infine sulla possibilità di condurre una vita più o meno “normale” (avendo quale parametro di riferimento la vita delle generazioni immediatamente precedenti).

Forse la felicità è un libro di sogni infranti, di sorrisi amari, di atroci disillusioni, che si tenta di mitigare attraverso cene, aperitivi, incontri al bar, chiacchierate notturne; forse la felicità, in una società siffatta, è pressoché utopia, quantomeno sogno che pochissimi riescono a realizzare in solitaria (ammesso che da soli si possa esser felici), e pressoché nessuno in coppia.

Una prosa fluida, talora troppo attenta ai dettagli, conduce piana ad un finale sorprendente, che, dopo un cocente – oggettivo ed indiscutibile – dolore, lascia intravedere uno spiraglio di luce: quanto – ci chiediamo – è destinato a durare?

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