Intervista a Michele Marca

Dopo aver letto e recensito il suo libro, La dittatura dello zero assoluto, l’autore Michele Marca ha risposto così alle nostre domande.

– Chi è Michele Marca?

Un giovane sognatore con la grande passione di scrivere e con la voglia di migliorarsi sempre di più

– Quale è il tuo autore preferito/libro preferito?

Il mio libro preferito è sicuramente 1984, ma non ho un vero e proprio autore prediletto

– A quali scrittori ti ispiri? Hai altre passioni oltre alla scrittura?

Lo scrittore che più mi ha influenzato è stato George Orwell. Oltre alla passione per la scrittura, amo il cinema, la storia, la politica, la poesia e l’arte.

– Come è nato “La dittatura dello zero assoluto”?

In principio “la dittatura dello zero assoluto” doveva essere una semplice raccolta di storie, ma nello scrivere questi racconti, decisi di creare intorno ad esse un mondo che le contenesse. Un incubo crescente pieno di misteri e messaggi nascosti, in cui lasciare annegare il lettore nella follia del carcere da me creato.

– Come sono nate, invece, le storie raccontate dai sei carcerati?

Le storie sono nate dalla volontà di esplorare la mente umana, e di denunciare la società attraverso l’utilizzo dell’inverosimile, mostrando la rivalsa in forma estrema del debole contro il potente.

– Vendetta, Invidia, Odio, Disperazione, Follia e Superbia sono gli esaminatori che aiutano il Burattinaio. Come mai questa scelta?

I nomi dei carcerieri sono ispirati alle loro storie e al motivo per cui sono stati scelti ad impersonare i carnefici della prigione. Vendetta, Invidia, Odio, Disperazione, Follia, Superbia, sono emozioni e stati d’animo che tutti provano nella vita, e ci vogliono ricordare che chiunque può essere sia boia che condannato. La linea che separa il bene dal male è molto spesso poco visibile, il libro porta a provare empatia per i condannati, ma nulla dice che chi è prigioniero non sia una persona più malvagia degli stessi aguzzini. “La dittatura dello zero assoluto” è anche questo, un piccolo mondo popolato da personaggi surreali che vogliono destabilizzarci e porci di fronte a quesiti morali ed etici.

– “La dittatura dello zero assoluto” sembra strizzare l’occhio alle serie di film “Saw – L’enigmista” e “Cube – Il cubo”. Il rimando è voluto o semplicemente casuale?

Il rimando è totalmente casuale, il concetto delle prove da superare per sopravvivere, non è che un elemento per giustificare il finale e il mutamento dei personaggi. “Saw” e “ The cube” fanno del gore il loro punto di forza, nel romanzo sono si presenti scene crude, ma sono atte ad accentuare la surrealtà e la follia del carcere e non a “spaventare” il lettore.

– “La dittatura dello zero assoluto” è un romanzo concluso o potrebbe avere un seguito? Hai in progetto un secondo romanzo?

“la dittatura dello zero assoluto” e le vicende del carcere sono concluse, ma non nego a prescindere la possibilità di un eventuale continuazione su richiesta dei lettori. Quello che è sicuro è che nel prossimo romanzo si avranno rimandi alla prima opera che spiegheranno la nascita del “partito” e la provenienza delle maschere, ma la storia principale si scosterà totalmente dal primo romanzo. E’ di fatto probabile che in futuro si leggeranno vicende ambientate nello stesso universo della prima opera.

– Ti piacerebbe realizzare un adattamento cinematografico del tuo romanzo “La dittatura dello zero assoluto”?

Sarebbe un progetto molto complicato vista la struttura del romanzo, ma sarei entusiasta vedere i miei personaggi prendere vita anche su di uno schermo.

– Cosa consiglieresti ad uno scrittore emergente?

Continua a scrivere e non perdere mai la fiducia in te stesso

– Che posizione assumi di fronte alla diatriba “cartaceo vs digitale”?

La cosa importante è leggere, il supporto che si utilizza per fare ciò non preclude l’utilizzo della controparte. Io sono il possessore di un lettore per il formato digitale, ma non abbandonerei mai l’utilizzo del cartaceo. Quello che non apprezzo del digitale sono le centinaia di e-book auto pubblicati su amazon ogni giorno, che hanno “intasato” un mercato già di per se difficile, sicuramente tra i tanti autori vi saranno scrittori molto meritevoli, ma in quanto tali non avrebbero avuto difficoltà a trovare una casa editrice disposta a pubblicarli.

Ringraziamo di cuore l’autore per averci permesso di poter conoscere il suo lavoro.

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La dittatura dello zero assoluto

La dittatura della zero assoluto” di Michele Marca è un romanzo psycho thriller che strizza l’occhio alle serie di film “Saw – L’enigmista” e “Cube – Il cubo”.

Il romanzo, ambientato in un futuro non troppo lontano, segue le vicende di sei prigionieri all’interno di un carcere costituito da celle costruite in specchi infrangibili. I sei carcerati, ignari del motivo della loro prigionia e dopo aver assunto cocktail di psicofarmaci, verranno sottoposti ad una dura prova dal loro carceriere (colui che si fa chiamare Il Burattinaio). Ognuno dei sei carcerati, durante i sei turni di prova previsti, dovrà a turno scrivere una storia; colui/colei che con la propria storia stupirà il Burattinaio sopravviverà mentre gli altri moriranno. Ma un colpo di scena sconvolgerà tutto…

Il romanzo propone una trama originale ed una scrittura appassionante (da rivedere, invece, la punteggiatura), complici l’atmosfera di mistero che aleggia, l’ambientazione della storia e le figure enigmatiche del Burattinaio e dei diversi esaminatori al suo servizio.
Curate e dettagliate le descrizioni dei personaggi, delle loro emozioni, delle loro paure, del loro inconscio.
Le storie scritte dai carcerati consentono all’autore di dare un’ulteriore prova della sua fantasia ma potevano essere inserite con maggiore efficacia nella trama principale (magari raccontando gli atti sovversivi compiuti dai carcerati nei confronti della loro nazione, motivo principale della loro prigionia).

Punto di forza de “La dittatura dello zero assoluto” è sicuramente l’originalità della trama, che ben si presterebbe ad adattamenti cinematografici.

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