L’orrore invisibile

“L’orrore invisibile” è sin dal titolo dichiaratamente un libro dai lineamenti gotici, che sovente sconfina

nell’horror più puro e angoscioso: pensare, tuttavia, di limitarlo in questa definizione sarebbe scorretto nei

confronti di un autore, Steve Santori, dalle capacità letterarie sorprendenti, degne di più ampia

considerazione.

Il volume trova il proprio fascino perverso nella disamina della “psicologia malata”, dell’isteria collettiva e

violenta che si impadronisce di un gruppo consistente di studenti della provincia marchigiana: ghigni e

posture bestiali, ascessi d’ira, stati catatonici improvvisi e totalizzanti monopolizzano – esasperandone in

senso ferino caratteri presenti nella personalità – ciascun ragazzo …

Per mettere un freno alla situazione, l’oculato preside del locale liceo si rivolge al dott. De Nardis, valente

psichiatra: proprio questi scoprirà che, contro ogni pretesa di un’evidenza “scientifica” del fenomeno, gli

studenti sono vittime di una maledizione, vecchia di alcuni decenni, avente a che fare con un contadino

pazzo, una strage familiare, e una masseria isolata.

Paradossalmente, il dott. De Nardis, calcando le orme degli studenti (nel tentativo di confutare quanto essi,

pur confusamente, affermano), si ritroverà a ridiscutere se stesso e persino la propria umana natura,

perché quelle mura isolate e dirute occultano un segreto incomprensibile a questo mondo …

Un libro ch’è horror psico-patologico, onirico e allucinato, per una lettura multidimensionale della realtà

fisica e di ciascuno di noi.

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Il sorpasso dell’irrealtà

“Il sorpasso dell’irrealtà” è il titolo di una raccolta di racconti che spaziano dall’horror al noir, con una propensione particolare all’ introspezione psicologica.

Accanto a situazioni oggettivamente spaventose, la giovane e decisamente promettente autrice – celata dietro lo pseudonimo di Anemone Ledger – intesse vagheggiamenti onirici, disperati e allucinati almeno quanto i personaggi che popolano i numerosi capitoli della silloge: solitudine, disagio ossessivo e patologico, alterità e devianza costituiscono l’inquietante sostrato della scrittura in questione.

Fra i diversi racconti, scritti in modo magistrale, così da alimentare e tener costante il pathos narrativo, spicca quello dedicato al famoso Pier delle Vigne, citato nell’Inferno dantesco: Anemone Ledger non teme il confronto con l’illustre precendente, sviluppando la vicenda con cura “maniacale” (è proprio il caso di dirlo!), pennellata com’è di atmosfere e dettagli più che angosciosi, ben inseriti nel novero dei restanti capitoli, frutto di fantasia brillante e fervida.

L’artificio narrativo – che gode di illustri precedenti letterari e cinematografici – di descrivere la follia anche nei bambini, comunemente considerati “puri” e “buoni” incide positivamente sulla preziosità della raccolta.

Un libro da non perdere!

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