Forse la felicità

Alessio e Luca sono due giovani poco sopra i trent’anni, con un ottimo curriculum alle spalle.

Amici di lungo corso, dividono un appartamento alla periferia di Milano, e si trovano in quella fase della vita in cui si tende a fare i primi bilanci esistenziali: sentimentali innanzitutto, e lavorativi, in seconda battuta.

I due sono decisamente diversi, nell’approccio al quotidiano ed all’amore: l’uno appare più cupo e pessimista; l’altro, invece, impacciato talvolta, ma sempre inguaribile sognatore.

Alessio e Luca frequentano un gruppo di amiche – Sara, Federica e Chiara – con cui hanno delle storie più o meno importanti e durature, dalle quali escono sempre segnati, nonostante tendono a conservare un rapporto di “amicizia” con le loro ex. A tal proposito, colpiscono i tempi con cui i personaggi passano da una storia all’altra, anche se praticamente tutte vengono presentate alla stregua di “vero amore”: forse, come diceva un noto film di Carlo Verdone, “L’amore è eterno finchè dura”…

Nel complesso, l’autore, l’ottimo Egidio Mariella, imbastisce un vero e proprio romanzo generazionale, da cui si evince quanto il precariato – con i contratti a termine e le continue “riallocazioni” delle “risorse umane” – incida sull’equilibrio psicologico dei singoli, sulle aspettative delle coppie, infine sulla possibilità di condurre una vita più o meno “normale” (avendo quale parametro di riferimento la vita delle generazioni immediatamente precedenti).

Forse la felicità è un libro di sogni infranti, di sorrisi amari, di atroci disillusioni, che si tenta di mitigare attraverso cene, aperitivi, incontri al bar, chiacchierate notturne; forse la felicità, in una società siffatta, è pressoché utopia, quantomeno sogno che pochissimi riescono a realizzare in solitaria (ammesso che da soli si possa esser felici), e pressoché nessuno in coppia.

Una prosa fluida, talora troppo attenta ai dettagli, conduce piana ad un finale sorprendente, che, dopo un cocente – oggettivo ed indiscutibile – dolore, lascia intravedere uno spiraglio di luce: quanto – ci chiediamo – è destinato a durare?

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