Anime di luce- Perseo

A quanti si accostano allo scritto di Lina Giudetti – “Anime di Luce – Perseo” – si manifesta palese la totale padronanza della mitologia greca – nonché degli autori classici (Platone in primis) che hanno trattato del mito di Atlantide – da parte dell’autrice: attraverso uno storytelling puntuale e accattivante, la Giudetti fa rivivere,  ricostruendolo, l’intrico costituito dalle gesta di dèi, semidèi ed eroi, rendendolo appetibile anche ai lettori moderni, generalmente poco “pazienti”.

Sin dal titolo, è chiara la cosmogonia di riferimento (greca, certo, ma prima ancora egizia ed atlantidea): i figli di Sirio tentano a più riprese di elevare il genere umano verso pace e concordia universali; tuttavia, gli sforzi puntualmente falliscono, nonostante l’azione salvifica e “correttiva” (non sempre, purtroppo, costante in tal senso) di dèi, semidèi ed eroi…

In questa cornice, doviziosamente tracciata e non di rado “barocca” (per il gusto dei particolari che contraddistingue lo scritto), si inserisce l’azione del giovane Perseo (dal carattere giusto ma altrettanto irrequieto), figlio di Zeus, signore dell’Olimpo e padre degli dei, e l’umana Danae, figlia del tiranno dell’Argolide, Acrisio: il libro è incentrato sulla storia d’amore che lega il protagonista Perseo – guerriero dell’esercito di Atena – e la bellissima Andromeda, da lui salvata mentre proprio altri guerrieri di Atena tentano di usarle violenza.

Il romanzo – corposo, con le sue trecento e più pagine – pennella verosimilmente la concezione antica della divinità: esseri superiori soltanto nei “poteri”, non certo nella morale e/o nella condotta, estremamente volubile e non di rado “miope” ed egoistica.

Accattivante, oltre alla narrazione dell’origine dei “figli di Sirio”, delle divinità olimpiche e dunque del genere umano, la tenera e profonda storia d’amore fra Perseo e Andromeda, ambedue di sensibilità e caratura morale superiore alla media.

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Nithràl

“Nithràl”, secondo volume della trilogia intitolata “Il ciclo della rinascita” incarna la maturità narrativa del
giovane autore, Francesco Leo: se, nel primo volume (“Viktor”), veniva tracciata una cosmogonia e delineati
i profili psicologici dei personaggi, in questo secondo l’intreccio si fa più ardito e intrigante, e lo spessore dei
protagonisti approfondito e maggiormente sfaccettato.
La spada di Arald, atta a riscattare il Regno di Mirthya dal male incarnatosi in Zergh, ha scelto Viktor quale
predestinato allo scontro finale, ma qualcosa gli è stato celato, qualcosa che richiederà il sacrificio più
grande…
Il volume, poderoso con le sue 300 e più pagine, riesce a mantenere nel lettore una aspettativa costante,
una curiosità che spinge ad una lettura frenetica, quasi compulsiva, in attesa dello scontro finale, che
rivelerà quanto il confine fra bene e male sia sottile, evanescente, non pienamente intellegibile, e i due
estremi talora intercambiabili.
Francesco Leo con semplicità e competenza narrativa imbastisce una storia attuale e credibile, attenta alle
dinamiche interpersonali, in cui esseri fantastici e incantesimi sono lo sfavillante pretesto per narrare
dinamiche amicali e comunitarie sempre attuali.
Suggestiva, infine, la narrazione “delicata” dell’amore che lega “sottotraccia” Viktor e la giovane, bella e
dolce Selene, sempre discretamente e coraggiosamente al suo fianco.

 

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La guerra dei topi e delle rane

“La guerra dei topi e delle rane” è un libello di lettura gradevolissima e scorrevole, pur nella semplicità della trama: la migliore testimonianza che si può fare narrativa di qualità senza scomodare intrighi insolubili o cosmogonie di altri mondi.

Remo, giallista con alle spalle un libro di discreto successo, sembra dover rinunciare all’ambizione di continuare il proprio percorso professionale, ripiegando su un lavoro come pubblicista in un quotidiano di provincia, o, nell’ipotesi peggiore, su un posto nell’azienda del padre di Alice, la fidanzata, della quale si scopre peraltro via via meno innamorato.

Magistrale la descrizione del microcosmo redazionale, laddove interagiscono e confliggono, fra gli altri: il redattore capo e il suo vice; Leo, collega ed unico amico del protagonista; infine, la bella Vittoria Serafini, il sogno erotico dell’intero staff de “Litorale Letture”.

A completare il quadro, una locatrice psicologicamente labile a seguito di un tragico passato, una stanza segreta da cui provengono strani rumori, ma soprattutto un file – Batracomiomachia (da cui il titolo del romanzo) – che compare misteriosamente sul computer di lavoro di Remo, e che sembra delineare una svolta al momento inimmaginabile nella vita del protagonista.

Un esordio più che convincente per Renato Esposito, e un insight narrativo che induce a  confidare in un sequel ancor migliore.

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