Profondità emotive

“Profondità primitive” di Gianfranco Sorge è un volume giocato sulla rilevanza assunta dal “peso” del vissuto psicologico – soprattutto infantile – sulla interiorità (sensibilità, emotività, autostima, visione del mondo, ecc.) di ognuno di noi: chi, dunque, si aspetti una storia con colpi di scena e ritmo frenetico, è destinato a rimanere deluso.Eleonora è una giovane donna, borsista in filosofia, con l’hobby della pittura, segnata da bambina dalla morte del fratellino Marco: l’evento nefasto le conferisce innanzitutto la paura dell’inaccettazione da parte dei propri familiari (provati anch’essi dalla tragedia), poi una più generale difficoltà a sentirsi accettata e amata, infine, a cascata, una elevata selettività (o ritrosia, che dir si voglia) nella scelta del partner: non è un caso se, quando conosce Ruggero – brillante medico chirurgo, scettico circa il valore della psicoterapia – Eleonora non ha ancora mai avuto un uomo…La storia d’amore fra i due, nata grazie ad un banale, lieve incidente d’auto, si presenta da subito sospinta dalla “chimica” prima ancora che dal sentimento: gli sguardi, i fremiti, gli umori corporei inviano al cervello input inequivocabili, i quali, attraverso fasi alterne, conducono i due sino al più classico lieto fine: il matrimonio – così come da lei da sempre vagheggiato –, il concepimento di un feto sanissimo, infine l’attesa entusiastica per un figlio che si configura per la protagonista quale autentica, insostituibile misura e “sostanza” della propria femminilità.Il libro si presenta pregno di citazioni filosofiche, di interessantissime ed originali digressioni psicologiche (quelle che Eleonora fa col proprio analista, in particolare), di interpretazioni in chiave psicanalitica dei sogni; elementi tutti che denotano una costruzione narrativa fortemente connotata in senso introspettivo, e che costituiscono l’autentico valore aggiunto del romanzo.

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L’inganno e altri racconti

“L’inganno e altri racconti” è una silloge di sei narrazioni di media lunghezza, apparentemente eterogenee, ma – come si può dedurre addentrandosi nella lettura – legate dal filo rosso di alcuni personaggi (Ennio, Lucilla, Bigioni, Pinti, fra gli altri) che si ritrovano lungo l’incedere delle pagine, con ruoli e prospettive diverse da quelle che, sulla base del già letto, ci si aspetterebbe: come a suggerire che ciascuno riveste un ruolo differente e “sorprendente” – innanzitutto circa la dicotomia fra sfera pubblica e sfera privata –  a seconda delle situazioni in cui di volta in volta si trova.

Peraltro, le circostanze cui l’autore fa riferimento sono di stretta attualità: il lavoro, la sua perdita, la reinvenzione, il fallimento finale; l’insospettabile e controversa complessità dei fatti e dei personaggi della galassia dell’antimafia; lo sdoppiamento della personalità dinanzi a episodi emotivamente intensi; il trasformismo politico e sociale e il paravento religioso; l’amore, quello dichiarato e “formale” e quello nascosto e goduto, infine altrui spiato; l’ossessione per il conformismo, per il “quieto vivere”, per l’omologazione acritica, contrapposta alla “stoltezza” di chi ancora conserva autonomia, senso critico e una buona dose di ironia, e che per questo viene emarginato.

Il volume dell’ottimo Luca Bartolomei costituisce, nel complesso, uno sguardo sagace ed impietoso – per di più piacevolissimo e fruibile al vasto pubblico – sulle pieghe più scabrose della società odierna, laddove – sembra riflettere e far riflettere l’autore – lo scandalo non sono tanto i fatti di sangue e/o le gesta di serial killer sempre più efferati propinatici quotidianamente dai telegiornali, quanto piuttosto l’appiattimento su posizioni “preconfezionate” relative a sensibilità, intelligenza, gusti, aspettative della persona umana, considerata tanto come individuo quanto come massa.

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Anime di luce- Perseo

A quanti si accostano allo scritto di Lina Giudetti – “Anime di Luce – Perseo” – si manifesta palese la totale padronanza della mitologia greca – nonché degli autori classici (Platone in primis) che hanno trattato del mito di Atlantide – da parte dell’autrice: attraverso uno storytelling puntuale e accattivante, la Giudetti fa rivivere,  ricostruendolo, l’intrico costituito dalle gesta di dèi, semidèi ed eroi, rendendolo appetibile anche ai lettori moderni, generalmente poco “pazienti”.

Sin dal titolo, è chiara la cosmogonia di riferimento (greca, certo, ma prima ancora egizia ed atlantidea): i figli di Sirio tentano a più riprese di elevare il genere umano verso pace e concordia universali; tuttavia, gli sforzi puntualmente falliscono, nonostante l’azione salvifica e “correttiva” (non sempre, purtroppo, costante in tal senso) di dèi, semidèi ed eroi…

In questa cornice, doviziosamente tracciata e non di rado “barocca” (per il gusto dei particolari che contraddistingue lo scritto), si inserisce l’azione del giovane Perseo (dal carattere giusto ma altrettanto irrequieto), figlio di Zeus, signore dell’Olimpo e padre degli dei, e l’umana Danae, figlia del tiranno dell’Argolide, Acrisio: il libro è incentrato sulla storia d’amore che lega il protagonista Perseo – guerriero dell’esercito di Atena – e la bellissima Andromeda, da lui salvata mentre proprio altri guerrieri di Atena tentano di usarle violenza.

Il romanzo – corposo, con le sue trecento e più pagine – pennella verosimilmente la concezione antica della divinità: esseri superiori soltanto nei “poteri”, non certo nella morale e/o nella condotta, estremamente volubile e non di rado “miope” ed egoistica.

Accattivante, oltre alla narrazione dell’origine dei “figli di Sirio”, delle divinità olimpiche e dunque del genere umano, la tenera e profonda storia d’amore fra Perseo e Andromeda, ambedue di sensibilità e caratura morale superiore alla media.

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