Penombra

Senza téma di smentita, possiamo affermare che Gian Luca A. Lamborizio – autore di racconti noir venati di giallo – è fra gli autori emergenti più interessanti e promettenti del momento.

Nelle sue storie, spesso caratterizzate da un prologo (più di rado anche da un epilogo) corsivato che intride il lettore del processo di gestazione di una personalità “deviata”, c’è il gusto per la sfumatura psico-patologica, per quel vacillare dolente fra sanità e follia, per lo schiaffo di ogni azione-emozione del passato sulla maschera tragica e allucinata del presente.

L’autore imbastisce magistralmente storie di depressione, droga, alcoolismo, violenza domestica, prostituzione, pedofilia persino, senza mai giudicare, ma limitandosi a raccontare, voce narrante fuori campo.

Gli abitanti di questo universo del disagio sono in qualche caso emarginati sociali, ma più spesso insospettabili e benestanti “borghesi” apparentemente ben integrati, tuttavia con un bubbone oscuro che cresce sino a scoppiare nell’irreparabile: persone “comuni” evidentemente abitate da un’unica, mostruosa idra, pronta a sconquassare la vita propria ed altrui al minimo disequilibrio esterno.

La narrazione si dipana naturalmente, senza forzature narrative né sintattico-lessicali, pur alimentando un pathos ch’è volontà di comprensione, istinto empatico, talora pietas.

Penombra è un volume ricco, avvincente, sfaccettato e allusivo; come dire che nessuno può né deve sentirsi immune: in ognuno di noi, il mostro c’è, sebbene dormiente.