WhatsApp potrebbe essere escluso dai prossimi smartphone

WhatsApp, possibile addio a Huawei.

In seguito alla recente decisione da parte del governo Statunitense di inserire la Huawei Technologies Co.Ltd. nella lista delle compagnie più pericolose per la sicurezza nazionale, voci di corridoio parlano di un possibile forfait anche da parte di WhatsApp, che eliminerebbe di conseguenza il supporto agli smartphone del colosso Cinese, in linea con quanto hanno già eseguito moltissime aziende americane costrette a rescindere tutti i contratti in vigore fino a pochi giorni fa.

Nonostante le rassicurazioni di Google, che come ben sappiamo è stata la prima a seguire l’ordine del presidente Americano, ai propri utenti già possessori di uno smartphone Huawei riguardo al supporto garantito per i prossimi mesi/anni, la situazione è ben diversa per tutti i nuovi modelli di cellulari  in uscita nei prossimi mesi: ad esempio l’Honor 20 Pro presentato qualche giorno fa dalla sussidiaria Huawei, non ha avuto la certificazione Android e ciò comporterebbe la mancanza dei servizi di base garantiti da Google, quali Google Maps, Google mail etc.

Stesso discorso vale per aziende come Intel, Qualcomm e moltissime altre associazioniche erano coinvoltein programmi di sviluppo insieme a Huawei, le quali hanno anche sospeso la fornitura dei materiali all’azienda Cinese.

La cessazione del supporto da parte di WhatsApp a tutti gli smartphoneHuawei metterebbe a rischio la sicurezza dei dati personali di tutti gli utenti; tuttavia lo staff dell’applicazione non ha ancora confermato né smentito la notizia, a seguito del blocco temporaneo di 90 giorni della decisione presa dal governo Americano: WhatsApp sarebbe obbligata ad eseguire l’ordine di Trump al termine dei tre mesi e di conseguenza tutti gli aggiornamenti dell’applicazione non verrebbero garantiti agli smartphone già in commercio mentre per quelli in uscita non sarà possibile scaricare e installare l’app di messaggistica.

L’azienda Cinese non si è fatta trovare impreparata, pochi giorni fa ha annunciato il rilascio di un proprio sistema operativo su cui lavora da già due anni,  per sostituire quelli Android e se ciò dovesse realizzarsi in tempi brevi possiamo aspettarci una data di uscita entro i prossimi due mesi, un evento tuttavia piuttosto difficile che si avveri in così breve tempo.

L’altra alternativa più plausibile è rappresentata da Aptoide ,uno store di terze parti, in cui è disponibile un APK di WhatsApp, con cui Huawei ha già stretto accordi nel caso il Google PlayStore venga rimosso dai suoi smartphone.

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XBOX GAME PASS in arrivo su Windows 10

Grandi notizie per tutti gli utenti Microsoft affezionati al gaming con mouse e tastiera: Phil Spencer, capo della divisione Xbox di Microsoft, ha annunciato che presto il servizio “Xbox Game Pass” sarà presto disponibile anche su PC Windows 10.

Lanciato due anni fa su Xbox One, questo tipo di abbonamento ha riscosso molto successo fra i fan della console e di conseguenza Phil Spencer ritiene che sia arrivato finalmente il momento giusto per consentire anche al grandissimo numero di videogiocatori PC di poterne godere.
Il comunicato stampa del capo della divisione Xbox ha svelato solo alcune delle informazioni che verrano discusse alla prossima conferenza E3 di Microsoft:

L’abbonamento prevederà l’accesso ad una libreria digitale di almeno 100 giochi di ben 75 case sviluppatrici, tra cui possiamo leggere alcuni nomi di spicco come Bethesda, SEGA, Paradox Interactive e saranno disponibili anche i kolossal GDR realizzati da InXile e Obsidian e tutti i nuovi giochi sviluppati dalle ausiliare di Xbox Game Studios.

Compresi anche sconti sullo store per i nuovi abbonati su PC Windows 10, fino al 20% per i giochi presenti in lista e fino al 10% sulle relative espansioni e tutti i componenti aggiuntivi.

Non resta che rimanere in attesa della data fatidica di questa conferenza che si terrà il 9 Giugno alle ore 22, per ottenere tutte le informazioni riguardo alla data del lancio e alla lista dei giochi che saranno disponibili tramite l’abbonamento e per scoprire sopratutto quale grande impatto avrà nel vasto settore video-ludico.

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Il Gaming Disorder, cos’è?

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha ufficialmente inserito nell’ICD (classificazione internazionale delle malattie) la dipendenza da videogiochi come patologia.

Nonostante i pareri discordanti di ISFE, UKIE ed ESA,il “ Gaming disorder” sarà inserito all’interno della nuova classificazione internazionale delle malattie ICD-11 che entreràin vigore dal 1 Gennaio 2022.

La decisione da parte dell’OMS è stata presa dopo l’attenta analisi di comportamenti ricorrenti o persistenti legati all’utilizzo ad oltranza di videogiochi e giochi digitali sia online che offline, stabilendo delle linee guida al fine di effettuare una rapida diagnosi della presenza di tale disturbo:

  • Mancanza di controllo sul gioco (il soggetto risulta incapace di gestire il tempo, l’intensità e la frequenza di gioco)
  • Il soggetto tende a dare priorità ai videogiochi, mettendo in secondo piano tutte le altre attività e impegni quotidiani.

I rapporti interpersonali e sociali del soggetto tendono a rovinarsi proporzionalmente al persistere del video-giocare, compromettendo la vita familiare e i suoi affetti personali.

Generalmente, per diagnosticare correttamente il disturbo del “gaming disorder”, occorre analizzare il comportamento del paziente per una durata di almeno 12 mesi, variabile a seconda della manifestazione più o meno precoce di tutti i sintomi sopraelencati.

Inoltre, l’OMS fa sapere che tale decisione è stata presa anche in base ai risultati della revisione di prove ed esami disponibili, seguendo il consenso di molto esperti.

Di conseguenza verranno avviati programmi di trattamento per le persone affette da questo disturbo egli stessi medici e professionisti presteranno una maggiore attenzione allo scopo di prevenire con maggior successo tale disturbo. Possibile che un divertimento possa poi sfociare in disturbo patologico? Le console ed il mondo dei videogiochi ha accompagnato tante persone in questi anni, sicuramente qualcuno ne ha abusato, ma in tanti hanno anche appreso attraverso questi canali non formali. Forse stiamo “coccolando” troppo questi nuovi ragazzi?

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