Meravigliose avventure di un’insegnate precaria

Quello imbastito da Anna Maria Arvia è un romanzo aneddotico, una sorta di diario puntuale ed emotivamente pregnante, chiaramente autobiografico, volto a narrare l’esperienza dell’autrice nel suo esordio da docente nella scuola pubblica.

“Le meravigliose avventure di un’insegnante precaria” sin dal titolo sottolinea in chiave ironica (ma è ovviamente ironia amara, persino caustica, talora) le innumerevoli peripezie nelle quali si imbatte chiunque voglia intraprendere l’ostico cammino – che oggi somiglia piuttosto ad una via crucis – dell’insegnamento negli istituti pubblici.

Ciò che spicca, volendo tentare di cogliere dei punti fermi e costanti nella variegata esperienza narrata, è innanzitutto la delegittimazione del ruolo del docente, causata da improvvide dichiarazioni di ministri che poco o nulla conoscono delle realtà che tentano di gestire, e l’azione socialmente dirompente dei social media; di qui, effetti a cascata: mancanza di organizzazione, precarizzazione del lavoro, sopperimento con risorse personali a inadeguatezze del sistema, ipercriticità dei genitori, ipertrofia delle istanze ai diritti degli alunni a scapito di quelle relative ai doveri.

E’ un quadro disastrato, quello che – realisticamente ed impietosamente – emerge dalle pagine di Anna Maria Arvia, a cominciare dalla famigerata SSIS, la scuola di specializzazione per conseguire l’abilitazione all’insegnamento: troppa teoria, affidata ai professoroni di turno, che non trova sponda in ragazzi – non di rado problematici psicologicamente, prima che cognitivamente – espressione di una società in perenne cambiamento.

A voler cambiare punto di vista, quello dell’autrice è un vero e proprio vademecum, utile agli aspiranti insegnanti per prendere coscienza dell’inferno che li aspetta prima di coronare quello che – per molti – è tuttora un sogno: “ascendere” ad una cattedra da insegnante di ruolo.