L’orrore invisibile – Steve Santori

L'orrore invisibile - Steve Santori

L'orrore invisibile - Steve Santori

Una vecchia casa coloniale che nasconde un inenarrabile segreto. Un gruppo di adolescenti apparentemente impazziti, immersi in una scia di orrore, violenza, sangue e follia che sembra non avere mai fine. Uno psichiatra chiamato a salvare da pessima sorte un liceo classico della provincia marchigiana, un compito che potrebbe rivelarsi fatale anche per un luminare della scienza…

Gli ingredienti per fare di “L’orrore invisibile”, libro d’esordio del talentuoso Steve Santori, un ottimo thriller ci sono tutti: l’intreccio narrativo è incalzante, il ritmo serrato non lascia un solo istante di tregua al lettore, i personaggi sono bizzarri, spregevoli, perfettamente caratterizzati e, perlopiù, repellenti quanto basta per farsi ricordare per lungo tempo.

Ma “L’orrore invisibile” non è soltanto un thriller ben congegnato, poiché l’elemento più prezioso dell’intera opera è sicuramente la capacità dell’autore di aggiungere un pizzico di ironia anche nei momenti più drammatici: un esempio su tutti l’azzeccato paragone tra il liceo, microhabitat variegato tenuto costantemente sotto controllo da professori vigili e telecamere a circuito chiuso, e la casa del Grande Fratello, ricovero di derelitti e personaggi di dubbio gusto.
Un paragone che ci mostra il gusto, tutto orwelliano, che l’autore prova nel sondare l’animo umano, le sue reazioni, emozioni, desideri e pulsioni, spesso più assimilabili all’ambito animale che prettamente umano, prendendolo in giro con salace sarcasmo. Sarcasmo percepibile anche nello stile linguistico enfatico, talvolta esagerato, comunque sopra le righe, come del resto l’intera narrazione.

Indubbiamente uno spunto che fornisce il perfetto aggancio per un pensiero che va a scuotere energicamente il mondo della letteratura contemporanea: chi ha stabilito che un buon thriller, per essere tale, debba necessariamente affidarsi soltanto all’elemento triviale, alla crudezza degli omicidi più efferati, magari fini a se stessi?
Perché nel volume di Santori gli omicidi, il sangue, l’elemento orrorifico ci sono, eccome se ci sono, ma diventano fattori propedeutici a riflessioni ben più importanti: i giovani protagonisti che conosciamo pagina dopo pagina mostrano un disagio che, al di là dell’elemento surreale che caratterizza talvolta questo genere letterario, diventa manifesto delle nuove generazioni, sempre in lotta per conquistarsi il proprio spazio nel mondo, spesso alle prese con difficoltà e un senso di scoramento difficilmente assimilabile.
Insomma, thriller ma anche metafora di una società in pieno disfacimento, in balia di slogan pubblicitari, smartphone e un profondo, difficilmente colmabile senso di solitudine che nulla (e nessuno) risparmia.