L’inganno e altri racconti

“L’inganno e altri racconti” è una silloge di sei narrazioni di media lunghezza, apparentemente eterogenee, ma – come si può dedurre addentrandosi nella lettura – legate dal filo rosso di alcuni personaggi (Ennio, Lucilla, Bigioni, Pinti, fra gli altri) che si ritrovano lungo l’incedere delle pagine, con ruoli e prospettive diverse da quelle che, sulla base del già letto, ci si aspetterebbe: come a suggerire che ciascuno riveste un ruolo differente e “sorprendente” – innanzitutto circa la dicotomia fra sfera pubblica e sfera privata –  a seconda delle situazioni in cui di volta in volta si trova.

Peraltro, le circostanze cui l’autore fa riferimento sono di stretta attualità: il lavoro, la sua perdita, la reinvenzione, il fallimento finale; l’insospettabile e controversa complessità dei fatti e dei personaggi della galassia dell’antimafia; lo sdoppiamento della personalità dinanzi a episodi emotivamente intensi; il trasformismo politico e sociale e il paravento religioso; l’amore, quello dichiarato e “formale” e quello nascosto e goduto, infine altrui spiato; l’ossessione per il conformismo, per il “quieto vivere”, per l’omologazione acritica, contrapposta alla “stoltezza” di chi ancora conserva autonomia, senso critico e una buona dose di ironia, e che per questo viene emarginato.

Il volume dell’ottimo Luca Bartolomei costituisce, nel complesso, uno sguardo sagace ed impietoso – per di più piacevolissimo e fruibile al vasto pubblico – sulle pieghe più scabrose della società odierna, laddove – sembra riflettere e far riflettere l’autore – lo scandalo non sono tanto i fatti di sangue e/o le gesta di serial killer sempre più efferati propinatici quotidianamente dai telegiornali, quanto piuttosto l’appiattimento su posizioni “preconfezionate” relative a sensibilità, intelligenza, gusti, aspettative della persona umana, considerata tanto come individuo quanto come massa.