La guerra dei topi e delle rane

“La guerra dei topi e delle rane” è un libello di lettura gradevolissima e scorrevole, pur nella semplicità della trama: la migliore testimonianza che si può fare narrativa di qualità senza scomodare intrighi insolubili o cosmogonie di altri mondi.

Remo, giallista con alle spalle un libro di discreto successo, sembra dover rinunciare all’ambizione di continuare il proprio percorso professionale, ripiegando su un lavoro come pubblicista in un quotidiano di provincia, o, nell’ipotesi peggiore, su un posto nell’azienda del padre di Alice, la fidanzata, della quale si scopre peraltro via via meno innamorato.

Magistrale la descrizione del microcosmo redazionale, laddove interagiscono e confliggono, fra gli altri: il redattore capo e il suo vice; Leo, collega ed unico amico del protagonista; infine, la bella Vittoria Serafini, il sogno erotico dell’intero staff de “Litorale Letture”.

A completare il quadro, una locatrice psicologicamente labile a seguito di un tragico passato, una stanza segreta da cui provengono strani rumori, ma soprattutto un file – Batracomiomachia (da cui il titolo del romanzo) – che compare misteriosamente sul computer di lavoro di Remo, e che sembra delineare una svolta al momento inimmaginabile nella vita del protagonista.

Un esordio più che convincente per Renato Esposito, e un insight narrativo che induce a  confidare in un sequel ancor migliore.