L’ idea fissa

l'idea fissa

La mente umana riesce ad essere un labirinto da cui, ad ogni angolo, spuntano sorprese, più o meno piacevoli. Ed è proprio un viaggio all’interno della psiche umana  che il giovane saggista Mario Grasso presenta al lettore: di come un sentimento puro come l’amore riesca a trasformarsi un una sorta di possessione malata, o di come l’ambizione possa portare a compiere azioni non tanto nobili, pur di perseguire uno scopo prefissato. Un’idea fissa, appunto.

Iole è una ragazza dall’apparenza schiva , introversa e bisognosa di attenzioni, quasi rassegnata all’idea di accantonare il sogno della sua vita, quello di aprire una farmacia, accontentandosi della sistemazione procuratale da suo zio, col quale vive dalla morte di suo padre. La sua vita sembra scandita dal ritmo delle giornate in ufficio, fino a quando la sua curiosità non viene catturata da Yoel, un ragazzo in carrozzina , e da sua sorella Marta, che si prende cura di lui.

La storia prende all’improvviso una nota  di tenerezza e di desiderio di scoperta dell’altro, di curiosità nell’andare oltre le diversità fisiche, dell’amore che cresce dalla scintilla dell’attrazione intellettuale in primis. Da tenere a mente, però, è il presupposto che una grande intelligenza ed uno spiccato carisma, non sempre sono sintomo di sanità mentale. Da questo punto in poi, la narrazione assume un ritmo serrato, in una corsa all’evento successivo, quasi frettolosa di giungere al passaggio successivo. Ad uno sguardo poco attento, ciò potrebbe sembrare una pecca dell’autore, in realtà è proprio la volontà di Iole di bruciare ogni tappa, facendo di quell’uomo in cui aveva trovato rifugio e protezione, un mezzo per  raggiungere il proprio desiderio.

Tra i due, oltre all’astio per il mancato aiuto economico per l’apertura della farmacia, si interpone anche un terzo personaggio,che farà a pezzi la maschera della moglie perfetta e premurosa di Iole, scatenando in lei i sentimenti più disparati. Il trasporto fisico si trasforma in ossessione, il gioco di seduzione in una carnalità a tratti animalesca, una furia violenta che si impossessa di intelletto e viscere, una sfrontatezza in grado di trascinare l’individuo nelle fantasie più degradanti e lascive. Lussuria e depravazione, quando sfuggono al controllo della mente, possono diventare decisamente pericolosi.

Ma, come medaglia, la situazione rivela inaspettatamente la sua faccia più crudele:  la ragazza è ormai lontana, persa nell’immaginazione della soluzione più rapida per ottenere ciò che desidera da sempre, mentre Yoel, preda del terrore di essere abbandonato, o comunque di non essere più oggetto delle continue attenzioni di sua moglie, diventa il personaggio chiave per un finale decisamente inaspettato.

Senza dubbio alcuno, il titolo del romanzo offre uno spunto sulla natura umana e sulla persecuzione dei propri obiettivi, qualunque ostacolo ci sia da aggirare. La narrazione è scorrevole e non scontata, e lo strizzare l’occhio a vari generi letterari aggiunge quel  pizzico di pepe che stimola una lettura avida, dalla prima all’ultima pagina.

 

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Recensione a cura di: Maria Carlucci.