Intervista a Dario Giardi

Dopo aver letto e recensito il suo libro, Dna, l’autore Dario Giardi ha risposto così alle nostre domande

-Chi è Dario Giardi? Un sognatore ed un curioso. Lavoro come ricercatore nel settore energetico ed ambientale anche se vorrei tanto poter vivere di Arte. La società attuale ha generato dei lavori molto spesso alienanti. Vorrei avere un orizzonte diverso rispetto a quello rappresentato da un monitor di computer.

-Come è nato “DNA”?

Sono un appassionato di archeologia misteriosa e di mistero a 360 gradi. Come autore di guide turistiche sono sempre alla ricerca di nuovi filoni di indagine per scoprire luoghi inesplorati del nostro territorio, simbologie e antiche civiltà. Durante queste ricerche ho scoperto che la Chiesa, tramite l’Ordine dei Gesuiti, investe somme inimmaginabili per l’osservazione del cielo e per la ricerca astronomica. L’ho trovato curioso… almeno per quella che è la mia idea di fede. Ho iniziato a pormi delle domande e da queste è nata l’ispirazione.

Quali sono le tue idee a proposito delle origini dell’uomo e dell’eventuale presenza di altre forme di vita oltre a quelle umane? Conosciamo poco il mondo che ci circonda ed ancor meno noi stessi. E poi… sarebbe presuntuoso credere di essere soli in questo immenso universo e sarebbe veramente un ingiustificato spreco di spazio.

-Sei credente? Qual è il tuo rapporto con la fede? Secondo te fede e scienza non potranno mai coesistere? Credo fermamente in un’energia superiore, spirituale. Non credo però a chi si fa intermediario di un messaggio che dovrebbe essere vissuto in maniera intima e profonda da ciascuno di noi. La scienza e la fede sono molto più simili e vicine di quello che si pensa. Direi piuttosto che fede e fantascienza non si incontreranno mai. La fede ha osteggiato sempre le scoperte cd. scientifiche ma non dobbiamo dimenticare che quelle scoperte, nel contesto storico e culturale del loro tempo, erano considerate fantascienza. Pensiamo, tra i tanti, a Galileo…

-In “DNA” citi e descrivi dettagliatamente molti paesaggi, spesso poco conosciuti o ancora inesplorati. Hai visitato personalmente questi luoghi? A quale di questi luoghi ti senti più legato e perché?

Ho mescolato continuamente due piani: quello della verità e quello della finzione. Tutti i siti dei ritrovamenti, i luoghi o le civiltà cui si fa riferimento nel testo, sono effettivamente esistenti. C’è molta verità, molta scienza, elementi di paleontologia, di astronomia così come di fisica quantistica. Su questi temi poi, chiaramente, si è romanzata la storia varcando il confine ed entrando nella fantascienza. In realtà, però, questo confine a mio avviso è molto soggettivo… cosa è davvero scienza? Cosa è verità? Un mio amico fisico mi raccontò che negli anni 80°, quando presentò la sua traccia di tesi in fisica quantistica, la stessa gli venne rigettata perché ritenuta ancora da molti professori accademici scienza di confine se non pseudoscienza. Oggi sappiamo che la fisica quantistica è alla base della nostra tecnologia, di tutte le scoperte recenti e della nostra stessa vita. C’è un aneddoto, a tal proposito, che mi ha sempre colpito… un fisico tedesco, Oberth, fu schernito con il soprannome di Luna Oberth quando, già nel 1920, ipotizzò la possibilità di un viaggio interplanetario sulla Luna. Molti suoi colleghi, per screditarlo, asserirono che una persona, appena fuori dai limiti dell’atmosfera terrestre, sarebbe stata dilaniata dalla forza di gravità del Sole. Nella sua autobiografia, Oberth si riferì a queste persone come a “quelli che hanno studiato tanto da vedere gli alberi e non il bosco”, citazione che riprese, mi sembra, da Martin Lutero. Ecco… l’ignoranza e la paura di ciò che non conosciamo possono spingerci a contrastare delle idee etichettandole come assurde.

-Come è cambiato il tuo approccio alla scrittura da “La ragazza del faro”, tuo primo romanzo, a “DNA”, tuo secondo romanzo?

La ragazza del faro è un romanzo intimo, introspettivo che analizza la luce e l’ombra nelle relazioni e nei sentimenti. Ci sono molto legato anche perché l’ho ambientato in Bretagna, regione che adoro e dove vorrei vivere. Dopo un lavoro così dispendioso a livello emotivo, avevo bisogno di nuove sfide, dove l’azione fosse al centro delle vicende. Il thriller è un genere che mi affascina. È stata una bellissima esperienza cimentarsi con questo genere.

-Qual è il tuo autore/libro preferito? A quali scrittori ti ispiri? Fante, Pavese e Calvino sono i miei preferiti

-Hai altre passioni oltre alla scrittura? La fotografia e la musica.

-Hai in progetto un terzo romanzo? Di cosa parlerà? Sto scrivendo già da qualche mese il mio terzo lavoro. Essendo un curioso ho bisogno di sperimentare cose nuove e non fossilizzarmi sullo stesso genere. Per questo ho deciso che sarà un noir particolare che toccherà aspetti inerenti l’esoterismo e la magia ma anche studi di parapsicologia.

-Nella tua biografia parli della preparazione di un film. Su quali tematiche verterà?

Sto lavorando alla sceneggiatura di un progetto cinematografico internazionale: un film fantasy/documentario sulla civiltà celtica, prodotto da una casa di produzione svizzera.

-Quando sarà visibile al pubblico?Penso nel 2017.

-Ti piacerebbe realizzare un adattamento cinematografico di uno dei tuoi romanzi? Di quale?  Sì, vorrei tanto vedere un film sul mio primo romanzo: “La ragazza del faro”.

-Cosa consiglieresti ad uno scrittore emergente? 

Di seguire un proprio percorso senza badare troppo alle mode e di non lasciarsi prendere dallo sconforto davanti alle inevitabili porte chiuse. I sogni se ci credi non sono che realtà in anticipo.

-Che posizione assumi di fronte alla diatriba “cartaceo vs digitale”?

L’era digitale ha democratizzato la possibilità per molti di scrivere e farsi conoscere. Un bel risultato a prescindere da qualsiasi considerazione inerente la qualità di tali prodotti. Ognuno di noi è libero di leggere quello che vuole ed ha la capacità di valutare quali scrittori seguire. Se qualcuno emerge, tra i 1000 titoli giornalieri che si pubblicano su amazon, è perché in qualche modo lo merita. Non ho mai creduto ai mille sedicenti Calvino o Pavese che si pavoneggiano nell’etere senza essersi mai messi in gioco veramente. Io, personalmente, amo ancora troppo l’odore di un libro cartaceo. Ma sul comodino, accanto alla pila di libri, ho anche un kindle. 

Ringraziamo di cuore l’autore per averci permesso di poter conoscere il suo lavoro.