Intervista a Sergio Messere

Dopo aver letto e recensito il suo libro “Generazione oltre la linea”, Sergio Messere ci ha concesso una breve intervista.

 – Visivamente ciò che colpisce del tuo libro è la sua copertina. Come mai questa immagine di filo spinato? Da dove deriva questa scelta?:  È la foto di un luogo a me caro. Quel filo spinato è una vera e propria metafora dell’Istituto della storia: una gabbia che preclude ogni rapporto col mondo estero (o quasi). Al tempo stesso, è anche un monito per chi ci andrà a sbattere col muso: occhio… qui ne succederanno di cotte e di crude.

– Il tuo romanzo è ambientato sui lidi dell’Alto Lazio. La scelta dell’ ambientazione è stata un caso o sei legato a quei luoghi per qualche motivo in particolare?:  Sono originario di quei lidi. E nel romanzo la “mia “ Civitavecchia è divenuta  Sìagora, la metropoli tirrenica che è riuscita persino a mettere in secondo piano la stessa Roma.

– Ci sono tanti generi letterari a cui affidarsi per la stesura del proprio libro… come mai hai scelto di esordire con il genere distopico?: Premesso che la storia è permeata anche di elementi thriller, di formazione ed erotici, l’elemento “distopico” – un termine non gradito a tutti – lo sento particolarmente nelle mie corde; anche se qui non c’è il potere ipertecnologico e autoritario di stampo orwelliano. Anzi…

– Ti rivedi per fisicità e/o carattere in qualcuno dei venti personaggi del tuo romanzo?: Non lo dirò nemmeno sotto tortura.

 

– Come mai alla fine del libro ringrazi anche Laura, che è un personaggio stesso della storia? Chi è nella realtà questa donna?: Negli anni l’ho adottata come una sorta di spirito guida che mi protegge, consiglia e mi ispira. Bizzarro, lo so.

– Parlaci un po’ del riscontro che ha avuto il tuo romanzo. Sei soddisfatto del tuo lavoro?: Sono ultra-esigente per natura, e, considerando gli strumenti a disposizione, a livello commerciale sono discretamente soddisfatto. Sul lavoro di per sé, sono molto contento dell’ebook che è una versione “volutamente” migliore del cartaceo.

 

– Hai in cantiere altri progetti letterari? Se si,vorresti affidarti sempre al genere distopico?

In attesa della pubblicazione della tanto cara silloge poetica, sto scrivendo un secondo romanzo e ho virato verso il mistery. Due donne, una neurologa e uno scrittore sfigato e snervato. Se Dio vorrà, ne vedremo delle belle. E nel corso della storia ci saranno anche alcuni messaggi scritti in un noto codice.

 

Grazie per lo spazio, Grazie allo staff e grazie ad Angela.