Intervista a Sara Zelda Mazzini

intervista

Dopo aver letto e pubblicato la nostra recensione sul suo libro, Nichi arriva con il buio, abbiamo intervistato l’ autrice.

– Parlaci del controverso personaggio di Nichi. È mai esistito?

Sì, il Nichi di cui parlo nel mio libro è esistito realmente, sebbene con un nome diverso, ed era come l’ho descritto: un ragazzo che aveva deciso di non scendere a compromessi con la vita. È una realtà innegabile che per sopravvivere la società ci imponga di sottostare a un numero variabile di finzioni; lui ha scelto di non accettarne alcuna, costi quel che costi. Quando è morto, i giornali locali e le persone che credevano di averlo conosciuto ne hanno imputato le cause alla sua malattia organica, senza curarsi di ciò che l’aveva causata. Hanno insomma liquidato la questione come l’ennesima insensata faccenda di abuso di alcool in giovane età. Col mio romanzo ho voluto ricostruire la storia di questo ragazzo e mettere in luce tutti i fattori che lo hanno condotto dov’è adesso, cioè fuori da qualsiasi influenza ed esperienza materiale.

– Greta è una ragazza molto insicura ed incapace di legarsi. Perché invece permette a Nichi di trattarla così?

Molto semplicemente: Greta è innamorata. Mentre tutto il resto cambia fuori e dentro di lei, Nichi è la costante della sua esistenza. In campo letterario Jane Austen è stata forse la prima a rivelare come ogni donna scopra davvero se stessa solo quando si innamora; così Greta sa, anche se forse non ne è mai del tutto consapevole, che non è affatto quel tipo di ragazza emotivamente instabile e incapace di legarsi che gli altri la accusano di essere: solo, non può accogliere altri affetti perché si è già legata idealmente a Nichi. La sua tenacia è commovente e solo un’adolescente potrebbe mostrare una simile dose di sconsiderato coraggio. In un mondo in cui le persone si prendono e si lasciano continuamente e i rapporti quotidiani non hanno più risonanza di un colpo di tosse, Greta riesce per anni a tenere con sé il ragazzo che ha perduto mille volte in mille modi differenti.

– Cosa rappresenta per te la canzone Nothing else matters dei Metallica?

Quello che rappresenta per palate di miei coetanei, suppongo. È il sottofondo della nostra adolescenza e, in molti casi, del nostro primo amore.

– Ci hai riportati ad un ventennio di memorie nostalgiche. Quali sono i ricordi migliori che conservi degli anni ’80 – ’90?

Difficile a dirsi. In realtà non rimpiango proprio nulla della mia giovinezza. L’adolescenza era come l’ho descritta nel mio libro: un periodo oscuro, nebuloso, in cui non si ha mai davvero il controllo su se stessi e sulle proprie azioni e per testare i propri limiti e scoprire chi siamo realmente si finisce col cacciarsi in un guaio dopo l’altro, da cui districarsi diventa sempre più difficile. Credo che riuscire a superare quella fase della vita sia una specie di miracolo e tutt’oggi, ripensando a quel tempo,mi capita ancora di sentirmi come una sopravvissuta. Credo che sia questa sensazione a renderci nostalgici ogni volta in cui guardiamo indietro, al nostro passato. Certi eventi sono come un confine che segna inevitabilmente un prima e un dopo: senza quel confine non ci accorgeremmo neppure dello scorrere del tempo.

– Nel tuo libro tocchi argomenti un po’ forti, ma pur sempre attuali, come l’uso di droghe, l’anoressia e l’abuso di alcol. Qual è il tuo pensiero in merito?

Non sono sicura di averne uno.

– Cos’hai pensato quando hai finito di scrivere il tuo libro?

Onestamente? Ho pensato che quello che avevo appena scritto era un libro bellissimo e gli ho augurato un futuro radioso, perché so che cambierà la vita di tutte le persone con cui entrerà in contatto. Già ha cambiato un po’ la mia. Ogni volta in cui termino la stesura di un romanzo mi accade qualcosa che ho ritenuto singolare fintanto che non ho scoperto che si tratta di un fenomeno comune a molti romanzieri – Virginia Woolf, per esempio, alla fine di un lavoro cadeva preda di un esaurimento nervoso – è questo il grande potere della letteratura: ci aiuta a scoprire che le nostre esperienze sono perfettamente umane. Dopo aver ultimato I Dissidenti sono stata fisicamente bloccata per giorni dal torcicollo più furioso di cui abbia mai sofferto, e si badi bene che sono una sportiva e incidenti come questo non mi capitano spesso. Immagino che fosse il contrappasso fisico per aver sbloccato tanti aspetti immateriali che mi portavo dentro. Al termine di Nichi arriva con il buio mi sono invece sentita svuotata, inquieta, perfino rabbiosa. Non mi sono ancora ripresa del tutto.

– Perché scegliere di auto pubblicarsi e non di affidarsi ad una casa editrice?

In molti casi non si tratta di una scelta, è che non c’è alternativa. Le grandi case editrici sono sommerse di richieste e i tempi di attesa incredibilmente lunghi. Le stesse modalità di contatto non sono sempre agevoli: molti grandi editori pretendono ancora l’invio del manoscritto cartaceo, cosa che trovo assurda in un’epoca telematica, senza contare che stampare svariate copie di un manoscritto di centinaia di pagine, confezionarlo e spedirlo (nel mio caso dall’estero) comporta una spesa notevole per un emergente, il quale sta cercando di costruirsi un mestiere e quindi si suppone che non ne abbia ancora uno. Altri editori, per far fronte all’ondata di invii, si sono invece chiusi al dialogo diretto con gli autori scegliendo di attingere alle vette delle classifiche self e badando in questo modo più alla sensazione che alla qualità di un testo; altri ancora accettano soltanto le raccomandazioni di un agente letterario, categoria professionale, questa, che non è certo seconda in sfuggenza a quella del grande editore. Non resta allora che affidarsi a una casa medio-piccola, la quale tuttavia non offre vantaggi maggiori di quelli che un autore può trovare nell’auto-pubblicazione. Entrambi i canali prevedono infatti l’impegno in prima linea dell’autore nella propria promozione, solo che auto-pubblicandosi è possibile mantenere la piena libertà di movimento, nonché il pieno possesso dei diritti della propria opera.

– Stai lavorando ad un nuovo libro?

Ho in ballo svariati progetti e sto cercando di capire quale abbia più urgenza di venire alla luce. Credo che alla fine dell’estate inizierò a lavorare a un nuovo romanzo parzialmente ambientato sempre negli anni Ottanta/Novanta, ma questa volta in un contesto storico diverso, che cercherò di ricostruire basandomi sui racconti di chi lo ha vissuto. Se mi sarà possibile, mi spingerò ancora più indietro nel tempo. Non so ancora quale forma avrà la storia.