Corpi

“Corpi” di Antonio Giugliano è un volume agile e magnetico, che si lascia leggere d’un fiato dalla prima all’ultima pagina: uno di quei libri in grado di resistere e di vincere le mille distrazioni tecnologiche del nostro quotidiano.
Una selva di narrazioni ruvide, sporche, amorali – persino antimorali – in grado di mettere a nudo le bassezze più crude, inconfessabili e “vergognose” dell’animo umano: maschi i protagonisti, quasi tutti immancabilmente perdenti e “perduti”, segnati da storie negative, deludenti, avvilenti, indotti quindi ad oscillare fra il disincanto e la crudeltà.
Sono, quelle di Giugliano, sequenze che pongono l’accento su specifici fotogrammi di certe esistenze, sottintendendone gli altri, precedenti e successivi, lasciati per lo più all’immaginazione del lettore: atti consumati lungo i marciapiedi, fra le mura di case avvelenate da malumori covati ed esplosi, nella provincia grigia ed anonima o sotto cieli esotici ed erotici.
Un volume sull’amore fisico, carnale, pornografico, talora malato e perverso, ma, a ben vedere, soprattutto sulla società coeva, capace di ingenerare frustrazioni e “mostri” maledettamente “comuni”; e uomini “marginali” allo sbando, incapaci di trovare sfogo alle proprie velleità e frustrazioni al di fuori della violenza nella vita e sulle donne, carnefici e vittime al contempo.