Sopravvissuti

  • Sopravvissuti di Mirca Ferri è una breve ma intensissima raccolta di racconti che focalizza l’attenzione sulle storie di persone comuni che si spingono a compiere sacrifici estremi pur di raggiungere l’obbiettivo che si sono proposte: la possibilità di sopravvivere e di riuscire a vivere una vita migliore, lontano dai pericoli e dagli orrori da cui sono in fuga.
    Ben presto si rendono conto che la speranza di riuscire ad avverare il sogno che stanno perseguendo si scontra con la dura e spaventosa realtà del presente, rappresentata da un mondo che non perdona i più deboli e in cui solamente i più forti riescono a sopravvivere.
    Un migrante che attraversa il mare per raggiungere l’Italia, una prostituta, una ragazza anoressica, un’orfana di guerra e una ragazza vietnamita innamorata e infine una studentessa che vive sulla propria pelle gli orrori della strage di Bologna: personaggi che vivono in tanti contesti diversi in periodi temporali differenti ma ciò che li accomuna è proprio la speranza che tutti questi individui hanno di riuscire a migliorare la propria vita, mettendo in luce quel durissimo contrasto fra l’illusione di potercela fare e la disperazione di avere fallito.
    Nessuno di questi personaggi – o quasi- riesce nel proprio intento e dopo tanta sofferenza si ritrovano a subire ferite ancora più doloranti non rimarginabili.
    È un libro che vuole essere una dedica a tutte quelle persone che loro malgrado soccombono ad una società che le sfrutta senza porgere alcun aiuto e dimenticandole, nonostante tutti i loro sforzi a volersi integrare per riuscire a sopravvivere.
    Sopravvissuti che sono abbandonati nell’oblio assoluto.
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Nibiru

“Nibiru”, opera scritta da Karl Tenbro, è di sicuro un libro non convenzionale, una rappresentazione surreale della quotidianità di una persona qualunque che vede la propria vita sgretolarsi giorno dopo giorno, incapace di reagire.
Il protagonista di questa storia, del quale non viene rivelato il nome, è un uomo in preda ad una crisi esistenziale che lo porta inesorabilmente ad impazzire lentamente, divenendo sempre più folle, quasi ai limiti dell’assurdo, un assurdo che si manifesta attraverso visioni orrorifiche e sogni terribili che lo perseguitano ogni notte, tanto da spingerlo a desiderare di non dormire più per la paura di esserne inghiottito irrimediabilmente.
Inevitabile l’isolamento di questo individuo dal resto della società e in preda al bisogno di alcool per dimenticare gli atti terribili che lui stesso ammette di aver fatto – o forse no? – si abbandona a se stesso per vivere una vita vuota senza esistenza, ignorato da tutto e da tutti, quasi a voler rappresentare il manifesto di una società malata e meschina che rigetta le persone squilibrate come lui, restia dal voler fare qualcosa per aiutarle e risolvere i loro problemi più intimi.
Non possiamo non notare quanto sia caotico il testo di questo libro, tra pagine a rovescio, continui e ripetuti punti di domanda senza risposta, in un lungo monologo a tratti filosofici – il nichilismo qui è molto evidente – in quello che potrebbe mostrarsi come un singolo atto di una rappresentazione teatrale della vita di questo personaggio che tutto è tranne che normale.
L’assenza di questa normalità potrebbe turbare i lettori più sensibili ma è proprio questo uno degli elementi che ci dimostra con quanta maestria sia stato scritto questo libro: tutti sono spettatori ma chiunque può tentare di comprendere il protagonista, così vicino a noi che è possibile sentire le sue sensazioni sulla nostra pelle.
Nonostante la volgarità del linguaggio usato presente in tutto il corpo del testo, questo libro mette a nudo tutti gli aspetti di quel livello estremo di follia a cui non tutti sono abituati ad assistere, senza troppi scandali e senza giri di parole, nella sua più autentica genuinità.

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Sopravvissuti

Mirca Ferri, nei suoi precedenti lavori (“Radici d’infanzia, ali di vita”, “Lati scaleni”, “Direzione Ipotenusa Volume II”) ci ha abituati ad una narrazione estremamente introspettiva, tanto in volumi dalla caratura autobiografica, quanto in altri decisamente più fantasiosi.

Stavolta la scrittrice – valente anche in quanto a versatilità artistica, evidentemente – si cimenta in uno stile estremamente diverso: più asciutto, meno barocco, persino a volte tagliente e caustico. 

Questa la forma che confeziona la raccolta di racconti dal titolo Sopravvissuti.

Se, da un lato, la scelta di un linguaggio più scarno può sembrare penalizzante ai fini della connotazione psicologica dei personaggi, dall’altro la sequenza dei fatti che si succedono in maniera quasi “neutra” sollecita enormemente la fantasia del lettore, il quale può così spaziare nel costruire scenari che dai fatti prendono spunto per poi schiudersi a seconda della sua sensibilità.

Un migrante in cerca di riscatto, una partigiana orfana e fuggitiva, una vietnamita sedotta dal nemico, un’anoressica “da network”, una prostituta innamorata dell’alba, e soprattutto una ragazza spettatrice della strage alla Stazione di Bologna del 1980: quasi tutte vicende di donne raccontate con invidiabile precisione storica, lasciando al contempo ampio spazio alla verve immaginativa del lettore.

Storie nella Storia: questo è in estrema sintesi “Sopravvissuti” di Mirca Ferri.

Forse la prova che meglio esplora le doti narrative di Mirca Ferri, attraverso righe in cui l’allusione, l’accenno, la sospensione la fanno da padrone, conferendo allo scritto sfumature estremamente poetiche e sognanti.

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