Pasta fatta in casa

Un libro per chi ha voglia di “normalità”, quello di Luca Murano.

Pasta fatta in casa – Sfoglie di racconti tirate a manoè infatti null’altro che lo sguardo dell’autore sulla realtà quotidiana che avvolge e permea ciascuno di noi; d’altronde, sin dal titolo, l’autore intende comunicare l’idea di “tradizione”, familiarità, amore per la semplicità.

I diciotto racconti di cui si compone la raccolta hanno per protagonisti personaggi sempre diversi: la vicina anziana e visionaria, una coppia di coniugi alle prese con la figlia lontana, un’altra coppia con la zavorra di un figlio scomparso, un vicino che “lascia in eredità” una tartaruga, la fine di un amore…

Ciò che colpisce è la maestria con cui Luca Murano riesce a tenere incollati i lettori alle pagine –addentrandosi in toni drammatici e/o comici a seconda della situazione narrata – lasciando immancabilmente alla fine di ogni racconto quel senso di vuoto, di smarrimento che attanaglia ciascuno quando un buon libro è finito.

Senz’altro, oltre alle trame, contribuisce al buon esito complessivo dell’opera l’utilizzo di un linguaggio immediato e moderno, che non richiede voli pindarici nell’interpretazione dei concetti espressi e dunque fluisce placidamente.

D’altronde, non crediamo essere un caso il fatto che lo scritto sia stato pubblicato da BookaBookgrazie al contributo dei futuri lettori, cui erano stati concessi stralci dell’opera prima della pubblicazione completa: un vero e proprio – credibilissimo – crowdfunding letterario!

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Yolo

Che il volume dell’ottima Clarissa Tornese spicchi rispetto a tanti altri lo si evince sin dalla copertina: il gelato appetitoso ma tristemente ed irrimediabilmente rovesciato, come a dire che – nonostante le ottime premesse – quel che può andrà storto (l’autrice sembra quasi voler reificare, nella grafica di copertina come nel romanzo, i paradossi della Legge di Murphy…).

In effetti, Vicky, la protagonista, ha tutte le carte in regola per potersi dire soddisfatta della propria vita: un ragazzo che la adora e con cui convive da anni in una casa di proprietà, un gatto che le fa le fusa nei momenti di relax, un lavoro presso lo studio legale di famiglia; pure, alla soglia dei trent’anni, entra in una crisi profonda ed apparentemente inspiegabile, che la rende perennemente insoddisfatta, sfuggente e scontrosa col suo convivente, e dipendente di fatto dall’alcool.

In un attimo, la ragazza di “buona famiglia” e senza preoccupazioni degne di nota, assume sembianze inquietanti di relitto umano: perennemente ubriaca, senza uno straccio di lavoro perché troppo inaffidabile persino per il padre, pronta a mentire a chi più ama (e da chi è più amata), con un ragazzo che si vede costretto, suo malgrado, a lasciarla.

Vicky è caduta in un buco nero, la luce pare ormai irraggiungibile, e non le resta che seguire (in modo sofferto e incostante, certo…) il consiglio-minaccia della sua migliore amica, Valeria: sottoporsi a terapia in una clinica psichiatrica poco distante da casa, ove incontra un’altra paziente, Eleonora, fonte inesauribile di guai…

Proprio le peripezie inenarrabili vissute con quest’ultima rendono la protagonista progressivamente consapevole di quel che un giorno le disse un uomo, un marinaio dagli occhi luminosi e sereni, misteriosamente sopravvissuto ad un male incurabile: «La felicità è effimera, è come una stella cadente (…) che dura un momento, il tempo di un battito di ciglia. La tranquillità, invece, se riuscite a farne uno stile di vita, diverrà anche il vostro stato d’animo. A quel punto durerà per tanto tempo, e dato che viviamo una sola volta tanto vale farlo per bene.»

Quel marinaio la lezione l’aveva appresa sulla propria pelle, e chiamò la sua barca YOLO (You Only Live Once): un monito a godere delle cose semplici della vita, che è una, e che proprio dalle cose semplici trae significato. Nulla a che vedere, dunque, con la “vita spericolata” tanto di moda oggi, quanto piuttosto la ricerca di un equilibrio interiore che di per sé consenta di nutrirsi della linfa più autentica dell’esistenza: la serenità.

Yolo (il titolo pone il focus sul messaggio sotteso all’intero romanzo) è un libro che si legge d’un fiato, piacevolissimo, sempre comico e talora paradossale, sostenuto magistralmente da una prosa accattivante, veloce, intellegibile e moderna: consigliatissimo a tutte le età!

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Erano Knochensturme

Capita raramente di leggere libri che tengano incollati dalla prima all’ultima pagina, pur se trattasi di opere voluminose, per di più a carattere storico: Emilia Anzanello, nel suo Erano Knochensturme, riesce a catalizzare l’attenzione del lettore riga dopo riga, grazie ad una prosa leggera e mai ridondante, in grado di vivificare un intreccio variegato e a dir poco appassionante, alla luce di conoscenze storiche sì puntuali da apparire persino puntigliose.

Il romanzo è ambientato nell’arco temporale che va dall’estate del 1943 ai primissimi anni ’50 del ‘900, e consente al lettore di gustare le vicende dei protagonisti travolti da una Storia più grande di loro: Wilhelm Tanne (tenente del corpo scelto delle SS, elitario rispetto alla Whermacht, l’esercito tedesco) e MariaAnna Mayr, maestra trevigiana di padre austriaco, consolidano il loro rapporto proprio nei giorni in cui l’Italia è devastata dalle infauste conseguenze legate alla caduta del Fascismo ed al caos che ne deriva.

Wilhelm fa parte della 3a PanzerDivision Totenkopf, soprannominata «Knochensturme» («tempesta di ossa», oppure «tempesta di scheletri»): trattasi di SS mandate sovente in prima linea (una sorta di “arditi” teutonici), per tentare di ribaltare battaglie dagli esiti apparentemente disperati, ben sapendo che i Totankopf, anche a costo di innumerevoli perdite, non indietreggiano mai, compiendo atti di vero e proprio, disperato e totale eroismo.

Quando scoppia l’amore passionale (che in breve dispiegherà anche tutta la potenza del sentimento, in un indissolubile connubio fra sesso e affettività) fra il tenebroso tenente SS e la bella maestra italiana, entrambi sono costretti a fare i conti con le incognite, le difficoltà, le ambiguità del periodo: purtuttavia, l’uno sceglie di legare indissolubilmente la propria esistenza all’altro, a qualsiasi prezzo, in spregio, consapevole e volitivo, delle conseguenze.

Wilhelm, nel cui passato c’è una macchia indegna di un uomo prima che di un soldato, resta fedele all’idea nazionalsocialista ed al suo Führer sino all’ultimo, e MariaAnna sposa convintamente la causa di lui, perché amore onore e lealtà non sono mercanteggiabili, e sovrastano ogni convenienza, reticenza o debolezza personale; così come rendono sopportabili i patimenti, gli scontri familiari, l’esito ormai disperato (e disperante) della guerra del Reich, gli stenti e le vessazioni della prigionia, le discriminazioni e le persecuzioni in tempo di pace.

Emilia Anzanello – oltre a scrivere in maniera davvero incantevole anche in presenza di argomenti scottanti e controversi – ha, su tutti, l’indubbio merito di “togliere il velo” a tanta parte di una storia “scomoda”, che vede gran parte degli Alleati comportarsi – a guerra conclusa – proprio nel modo esecrabile imputato (giustamente) alla Germania nazista.

Tanto che, terminata la lettura, viene spontaneo chiedersi (ed è forse questa la motivazione più profonda della scrittrice), ed è come un tarlo che tormenta l’animo del lettore: quanta parte dei crimini perpetrati dai vincitori a scapito dei vinti, ancor oggi, è concesso conoscere?

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