Vita di paese

Vita di paese

Vita di paese è il romanzo breve dell’autrice Maria Caterina Basile.

Tema centrale del romanzo è quello dell’emigrazione, visto attraverso le vicende del protagonista Damiano Pellegrino. Damiano è un giovane uomo fra i trenta e i quarant’anni che, anni addietro, aveva lasciato il Salento per cercare lavoro in Svizzera e per sfuggire ai suoi sensi di colpa per la morte del padre; ora, dopo diciassette anni e dopo essersi licenziato, Damiano torna nel suo paesino (Miraggio) senza alcun preavviso. Damiano si renderà ora conto che l’unico ad essere cambiato è in realtà lui stesso e grazie alla sua famiglia (la madre e i due fratelli) e a vecchie conoscenze (tra tutti Don Carlo Brigante, il suo professore di italiano alle medie) darà finalmente una svolta alla sua esistenza.

Maria Caterina Basile, l’autrice del romanzo, racconta il lato oscuro del fenomeno migratorio (il senso di smarrimento e la nostalgia di chi abbandona la propria terra, la delusione dinanzi ad un riscatto che tarda ad arrivare, l’alienazione dalla vita sociale a causa di un lavoro notturno, ecc.) e al tempo stesso sottolinea la bellezza (e per il protagonista anche la necessità) della riscoperta della vita di paese (che per il protagonista si traduce anche come scelta consapevole di libertà, di poter finalmente realizzare le proprie aspirazioni in un contesto geografico – quello del sud Italia – ritenuto dai più privo di qualsiasi speranza di sviluppo e futuro). La presenza di vocaboli dialettali (tradotti sapientemente nelle note a piè di pagina) rispondono alla volontà e alla necessità dell’autrice di recuperare la memoria linguistico-antropologica e conferiscono allo scritto veridicità.

La citazione del giornalista e scrittore italiano Pino Aprile, posta sulla prima pagina di Vita di paese, da un lato sottolinea la speranza comune di un Sud Italia pronto a rialzarsi e a rinascere e dall’altro intende essere un omaggio allo stesso Aprile e al suo operato dinanzi all’attuale presa di coscienza comune di un’identità meridionale da difendere e custodire.

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Il ponte tra me e te

Il ponte tra me e te

Il ponte tra me e te è un romanzo rosa/d’amore dell’autrice Arizona Ross.

Rose Tallish, originaria di Wilmington (piccola cittadina del North Carolina), si trasferisce a New York per frequentare la facoltà di architettura della Columbia University. La sua vita da questo momento subirà un’improvvisa svolta, tra nuove amicizie (Olivia, la sua compagna di stanza, ed Aaron), nuove e vecchie passioni e un nuovo amore (quello per Eric, giovane residente a Brooklyn). Quello con Eric sarà un amore totalizzante e spiazzante al tempo stesso, che porterà Rose a prendere decisioni importanti. Ma l’11 settembre 2001 incomberà sui due giovani innamorati e niente sarà più come prima.

L’autrice intervalla scene di vita quotidiana tra i due innamorati a spunti di riflessione interessanti (i sogni e le aspirazioni di giovani ragazzi che si avvicinano all’età adulta, il coraggio di cambiare radicalmente la propria vita e le proprie abitudini, l’impotenza dell’essere umano di fronte ad eventi catastrofici).

Il romanzo presenta una buona caratterizzazione psicologica dei due protagonisti, una lettura scorrevole e un epilogo spiazzante. Inoltre è ben scritto e presenta scorci paesaggistici e non della Grande Mela, la città che non dorme mai.

Il ponte tra me e te: un romanzo dall’atmosfera romantica, in grado di appassionare e far sognare il lettore pagina dopo pagina. Perché l’amore va vissuto fino in fondo, anche quando (sembra?) è perduto del tutto.

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L’ idea fissa

l'idea fissa

La mente umana riesce ad essere un labirinto da cui, ad ogni angolo, spuntano sorprese, più o meno piacevoli. Ed è proprio un viaggio all’interno della psiche umana  che il giovane saggista Mario Grasso presenta al lettore: di come un sentimento puro come l’amore riesca a trasformarsi un una sorta di possessione malata, o di come l’ambizione possa portare a compiere azioni non tanto nobili, pur di perseguire uno scopo prefissato. Un’idea fissa, appunto.

Iole è una ragazza dall’apparenza schiva , introversa e bisognosa di attenzioni, quasi rassegnata all’idea di accantonare il sogno della sua vita, quello di aprire una farmacia, accontentandosi della sistemazione procuratale da suo zio, col quale vive dalla morte di suo padre. La sua vita sembra scandita dal ritmo delle giornate in ufficio, fino a quando la sua curiosità non viene catturata da Yoel, un ragazzo in carrozzina , e da sua sorella Marta, che si prende cura di lui.

La storia prende all’improvviso una nota  di tenerezza e di desiderio di scoperta dell’altro, di curiosità nell’andare oltre le diversità fisiche, dell’amore che cresce dalla scintilla dell’attrazione intellettuale in primis. Da tenere a mente, però, è il presupposto che una grande intelligenza ed uno spiccato carisma, non sempre sono sintomo di sanità mentale. Da questo punto in poi, la narrazione assume un ritmo serrato, in una corsa all’evento successivo, quasi frettolosa di giungere al passaggio successivo. Ad uno sguardo poco attento, ciò potrebbe sembrare una pecca dell’autore, in realtà è proprio la volontà di Iole di bruciare ogni tappa, facendo di quell’uomo in cui aveva trovato rifugio e protezione, un mezzo per  raggiungere il proprio desiderio.

Tra i due, oltre all’astio per il mancato aiuto economico per l’apertura della farmacia, si interpone anche un terzo personaggio,che farà a pezzi la maschera della moglie perfetta e premurosa di Iole, scatenando in lei i sentimenti più disparati. Il trasporto fisico si trasforma in ossessione, il gioco di seduzione in una carnalità a tratti animalesca, una furia violenta che si impossessa di intelletto e viscere, una sfrontatezza in grado di trascinare l’individuo nelle fantasie più degradanti e lascive. Lussuria e depravazione, quando sfuggono al controllo della mente, possono diventare decisamente pericolosi.

Ma, come medaglia, la situazione rivela inaspettatamente la sua faccia più crudele:  la ragazza è ormai lontana, persa nell’immaginazione della soluzione più rapida per ottenere ciò che desidera da sempre, mentre Yoel, preda del terrore di essere abbandonato, o comunque di non essere più oggetto delle continue attenzioni di sua moglie, diventa il personaggio chiave per un finale decisamente inaspettato.

Senza dubbio alcuno, il titolo del romanzo offre uno spunto sulla natura umana e sulla persecuzione dei propri obiettivi, qualunque ostacolo ci sia da aggirare. La narrazione è scorrevole e non scontata, e lo strizzare l’occhio a vari generi letterari aggiunge quel  pizzico di pepe che stimola una lettura avida, dalla prima all’ultima pagina.

 

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Recensione a cura di: Maria Carlucci.

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