Neurocidio

Neurocidio - Pietro Mallegni

Neurocidio è una silloge poetica dell’autore Pietro Mallegni.

Neurocidio si presenta al lettore come una raccolta di pensieri (sotto forma di poesie) che, come ammesso dallo stesso Mallegni, l’autore ha volutamente “uccidere” per preservare la sua stabilità emotiva e mentale.

Dominano la silloge visioni di morte, pregne di dolore e pessimismo. Un vortice di emozioni, monotematiche, che mettono il lettore di fronte ad una visione rassegnata dell’esistenza umana, per cui sembra non esserci ormai nessun barlume di speranza.

Il turbamento dell’autore si evince anche dalla smania nell’utilizzo della punteggiatura e nel presentare una sintassi spesso fuori dal “comune”.

Neurocidio spicca, senza dubbio, per la sua originalità (tematica e formale) e per la sua capacità di creare un’atmosfera che definirei angosciante.

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Squatter!

Gianfranco Sorge torna su queste pagine, dopo Profondità emotive, con un nuovo romanzo: Squatter!.

Luna, originaria di Palermo, abbandona la sua famiglia e si trasferisce a Parigi, dove vivrà di stenti in un palazzo fatiscente insieme ad altri squatter come lei. Le vicende di Luna si intrecceranno improvvisamente con quelle di Dito (clochard greco senza dita di una mano) ed Occhio (barbona che colleziona occhi finti). Vittima di un rapimento e convinta di avere origini aliene, Luna vivrà la sua vita tra continui eccessi ed imprevisti.

Gianfranco Sorge dà nuovamente prova della sua originalità e della sua capacità di scavare a fondo nell’esistenza umana, dando qui voce ad una categoria di persone (quella degli squatter, occupatori abusivi) che vive quotidianamente ai margini della società come veri e propri fantasmi.
Forte di una scrittura scorrevole e di una dettagliata caratterizzazione psicologica dei personaggi, il romanzo cerca di sensibilizzare il lettore verso i reietti della società, descrivendone fragilità, manie, ansie, istinti autodistruttivi.
L’eccesso, vero protagonista della vita di Luna e dei suoi compagni, lo si percepisce anche nel linguaggio utilizzato e nelle scene (soprattutto quelle di sesso) descritte in modo molto realistico dall’autore.

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Vita di paese

Vita di paese

Vita di paese è il romanzo breve dell’autrice Maria Caterina Basile.

Tema centrale del romanzo è quello dell’emigrazione, visto attraverso le vicende del protagonista Damiano Pellegrino. Damiano è un giovane uomo fra i trenta e i quarant’anni che, anni addietro, aveva lasciato il Salento per cercare lavoro in Svizzera e per sfuggire ai suoi sensi di colpa per la morte del padre; ora, dopo diciassette anni e dopo essersi licenziato, Damiano torna nel suo paesino (Miraggio) senza alcun preavviso. Damiano si renderà ora conto che l’unico ad essere cambiato è in realtà lui stesso e grazie alla sua famiglia (la madre e i due fratelli) e a vecchie conoscenze (tra tutti Don Carlo Brigante, il suo professore di italiano alle medie) darà finalmente una svolta alla sua esistenza.

Maria Caterina Basile, l’autrice del romanzo, racconta il lato oscuro del fenomeno migratorio (il senso di smarrimento e la nostalgia di chi abbandona la propria terra, la delusione dinanzi ad un riscatto che tarda ad arrivare, l’alienazione dalla vita sociale a causa di un lavoro notturno, ecc.) e al tempo stesso sottolinea la bellezza (e per il protagonista anche la necessità) della riscoperta della vita di paese (che per il protagonista si traduce anche come scelta consapevole di libertà, di poter finalmente realizzare le proprie aspirazioni in un contesto geografico – quello del sud Italia – ritenuto dai più privo di qualsiasi speranza di sviluppo e futuro). La presenza di vocaboli dialettali (tradotti sapientemente nelle note a piè di pagina) rispondono alla volontà e alla necessità dell’autrice di recuperare la memoria linguistico-antropologica e conferiscono allo scritto veridicità.

La citazione del giornalista e scrittore italiano Pino Aprile, posta sulla prima pagina di Vita di paese, da un lato sottolinea la speranza comune di un Sud Italia pronto a rialzarsi e a rinascere e dall’altro intende essere un omaggio allo stesso Aprile e al suo operato dinanzi all’attuale presa di coscienza comune di un’identità meridionale da difendere e custodire.

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