Sopravvissuti

  • Sopravvissuti di Mirca Ferri è una breve ma intensissima raccolta di racconti che focalizza l’attenzione sulle storie di persone comuni che si spingono a compiere sacrifici estremi pur di raggiungere l’obbiettivo che si sono proposte: la possibilità di sopravvivere e di riuscire a vivere una vita migliore, lontano dai pericoli e dagli orrori da cui sono in fuga.
    Ben presto si rendono conto che la speranza di riuscire ad avverare il sogno che stanno perseguendo si scontra con la dura e spaventosa realtà del presente, rappresentata da un mondo che non perdona i più deboli e in cui solamente i più forti riescono a sopravvivere.
    Un migrante che attraversa il mare per raggiungere l’Italia, una prostituta, una ragazza anoressica, un’orfana di guerra e una ragazza vietnamita innamorata e infine una studentessa che vive sulla propria pelle gli orrori della strage di Bologna: personaggi che vivono in tanti contesti diversi in periodi temporali differenti ma ciò che li accomuna è proprio la speranza che tutti questi individui hanno di riuscire a migliorare la propria vita, mettendo in luce quel durissimo contrasto fra l’illusione di potercela fare e la disperazione di avere fallito.
    Nessuno di questi personaggi – o quasi- riesce nel proprio intento e dopo tanta sofferenza si ritrovano a subire ferite ancora più doloranti non rimarginabili.
    È un libro che vuole essere una dedica a tutte quelle persone che loro malgrado soccombono ad una società che le sfrutta senza porgere alcun aiuto e dimenticandole, nonostante tutti i loro sforzi a volersi integrare per riuscire a sopravvivere.
    Sopravvissuti che sono abbandonati nell’oblio assoluto.
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La ragazza oltre il mare

L’amore , quello vero, che non lascia respiro e che spinge a pensare insistentemente alla persona che lo fa ardere dentro di noi, che consuma l’anima giorno dopo giorno, che ci fa sentire vivi.
L’amore che ferisce, che strappa il velo posto su quella verità nascosta che non si è pronti ad accettare, nascondendoci dentro di noi, nel nostro mondo o, per citare l’autore del libro, nel nostro acquario stagnante che ci fa sentire sicuri, protetti, nonostante possa creparsi e sgretolarsi alla stessa velocità di un battito di cuore.
Ne “La ragazza oltre il mare”, il protagonista – che scopriamo essere lo stesso autore essendo il libro un diario autobiografico – dopo aver osservato il tramonto e il mare – i suoi “compagni di vita” li chiama, che gli permettono di perdersi nella sua immaginazione dove si sente sicuro e protetto – incontra una ragazza della quale si innamora perdutamente e con lei, diventando la sua musa e la sua fonte di ispirazione, inizia a vivere una storia d’amore fatta di poesia e passione, che lo turba ogni giorno e che lo fa sentire vivo come non lo fosse mai stato.
Presto si rende conto però che quell’amore, per lui linfa vitale non soggetto a nessuna scadenza programmata, è destinato a finire quando la ragazza deve partire, tornare alla sua vita.
Da quel momento il protagonista si strugge per lei, la ricorda in tutti i suoi scritti, le dedica poesie, prova la nostalgia di quell’amore che gli ha donato una nuova vita, tirandolo fuori dal suo castello immaginario dove lui si è sempre rifugiato, dal suo “acquario” pieno di crepe che si è frantumato e che adesso, deluso e amareggiato dalla grande delusione, deve ricostruire un pezzo alla volta per proteggersi da quella grande sofferenza.
Questo è uno dei punti chiave del libro, il contrasto fra l’amore, quello vero, che ci dà aspettative e ci fa sognare e ci spinge a cercare di costruire qualcosa di importante con una persona e l’amore vissuto come un sentimento più leggero, qualcosa di più superficiale che sappiamo già finirà prima del previsto, come se fosse programmato.
È un libro che riesce a toccare nel profondo la nostra anima e il nostro cuore, chi ha vissuto un’esperienza amorosa importante nella propria vita può immedesimarsi nel protagonista che non riesce a dimenticare il suo passato, nonostante sia consapevole che non potrà riavere indietro né ricevere a sua volta quello che ha dato ad una persona che si è amata.

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Radici di infanzia, ali di vita

C’è una generazione, quella cresciuta a cavallo degli anni ’80 -‘ 90, che può vantarsi di aver accumulato un bagaglio di esperienze tali da determinarne perfino la personalità nell’età adulta. L’autrice Mirca Ferri descrive un’infanzia spensierata, la sua e del suo gruppo di amici, di un’intensità e di una bellezza al giorno d’oggi rari, trascorrendo gran parte della propria vita nell’allevamento di famiglia, tra animali e verdeggianti colline, tra passeggiate, marachelle, misteri ed imprese coraggiose.
Profonde sono le sue radici in un mondo rustico, ma ricco di valori, come il legame con la natura e l’unità familiare.
Molto appassionato è il sentimento, a tratti molto delicato, con cui descrive quegli anni, e di come continua a trarne insegnamento nonostante viva ormai una vita diversa.
Il tutto, accompagnato da una prosa impeccabile, altamente evocativa e mai prolissa, rende il romanzo un piacevolissimo amarcord, da gustare fino all’ultima pagina.

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