Anime di luce- Perseo

A quanti si accostano allo scritto di Lina Giudetti – “Anime di Luce – Perseo” – si manifesta palese la totale padronanza della mitologia greca – nonché degli autori classici (Platone in primis) che hanno trattato del mito di Atlantide – da parte dell’autrice: attraverso uno storytelling puntuale e accattivante, la Giudetti fa rivivere,  ricostruendolo, l’intrico costituito dalle gesta di dèi, semidèi ed eroi, rendendolo appetibile anche ai lettori moderni, generalmente poco “pazienti”.

Sin dal titolo, è chiara la cosmogonia di riferimento (greca, certo, ma prima ancora egizia ed atlantidea): i figli di Sirio tentano a più riprese di elevare il genere umano verso pace e concordia universali; tuttavia, gli sforzi puntualmente falliscono, nonostante l’azione salvifica e “correttiva” (non sempre, purtroppo, costante in tal senso) di dèi, semidèi ed eroi…

In questa cornice, doviziosamente tracciata e non di rado “barocca” (per il gusto dei particolari che contraddistingue lo scritto), si inserisce l’azione del giovane Perseo (dal carattere giusto ma altrettanto irrequieto), figlio di Zeus, signore dell’Olimpo e padre degli dei, e l’umana Danae, figlia del tiranno dell’Argolide, Acrisio: il libro è incentrato sulla storia d’amore che lega il protagonista Perseo – guerriero dell’esercito di Atena – e la bellissima Andromeda, da lui salvata mentre proprio altri guerrieri di Atena tentano di usarle violenza.

Il romanzo – corposo, con le sue trecento e più pagine – pennella verosimilmente la concezione antica della divinità: esseri superiori soltanto nei “poteri”, non certo nella morale e/o nella condotta, estremamente volubile e non di rado “miope” ed egoistica.

Accattivante, oltre alla narrazione dell’origine dei “figli di Sirio”, delle divinità olimpiche e dunque del genere umano, la tenera e profonda storia d’amore fra Perseo e Andromeda, ambedue di sensibilità e caratura morale superiore alla media.