Allison Carter: Il caso Bright

La scrittura di Claudia Crocioni ne “Allison Carter: Il caso Bright” è tagliente, travolgente, appassionante, e – cosa davvero rara – in grado di tenere il medesimo ritmo – asciutto, serrato, caustico – lungo l’intero corso della narrazione.

Un’autrice talentuosa per un romanzo poderoso e veloce al tempo stesso; un giallo/poliziesco impreziosito da venature di rosa profonde ed intense, pur mai melense: è lo stile degli autori “da ombrellone”, quelli dei tascabili da milioni di copie, di coloro che, grazie all’uso disinvolto e moderno del lessico e della sintassi ed a trame vitali, ipnotizzano anche i lettori occasionali.

Nella cittadina di Bluehill, Allison Carter è una detective completamente dedita al proprio lavoro, dopo un tragico aborto e il fallimento del matrimonio con Ben; a farle da braccio destro, il fedele Steven Cowell, con il quale fa coppia fissa ed argina le avances e l’immobilismo professionale del tenente Clayton Sullivan, diretto superiore.

La vita della protagonista procede relativamente tranquilla sin quando non si intreccia – apparentemente in maniera fortuita – con quella di Aaron Fisher, uomo dal passato controverso e dal presente affascinante, la cui storia è legata a filo doppio al Naticode, night club ritrovo della mala locale: la donna ne sarà letteralmente ammaliata.

Tra una micidiale droga – la bright, che dà il titolo al romanzo –  in grado di indurre lo stato vegetativo, una serie di omicidi tentati e riusciti, comparse equivoche (si pensi a Keasy, la conturbante escort del Naticode) la vicenda evolve verso un finale sorprendente, con propaggini in Tibet (e relative digressioni piacevolissime sui principi del buddismo) e nella provincia italiana.

L’uso del flashback e della narrazione in prima persona (di volta in volta il racconto si modella attraverso gli occhi dei personaggi principali) conferisce freschezza e visione soggettiva alla narrazione, pur senza perdere il quadro d’insieme; non è azzardato dire che lo scritto di Claudia Crocioni evoca le pagine ben più note e celebrate di due maestri della narrativa avventurosa contemporanea: Clive Cussler e Wilbur Smith.

Come, dunque, fare a meno di siffatta lettura?