Nell’arte dell’io

“Nell’arte dell’io” è la silloge di aforismi, frasi icastiche, pensieri “asciutti” – talora finanche apparentemente brutali – del giovane scrittore Riccardo Grechi. Ciò che colpisce, prendendo a guardare primariamente la copertina e la grafica sottostante le pagine, è la semplicità, la “naturalezza” (i fogli sono come “macchiati” dal tempo e dalle intemperie) e la visione –caustica e a tratti allucinata – di vita che l’opera comunica: l’essenzialità dei testi è suffragata da un layout che bene evoca le venature della pietra; e immediate, spesso perentorie, proprio come scolpite sulla pietra appaiono le parole.

«L’apatia è l’attimo in cui la fantasia viene sovrastata dai nostri estremi», «Non siamo che animali travestiti da buone intenzioni», «In un modo o nell’altro ci accontentiamo tutti»: nel risvolto di copertina, lo scritto viene definito “autobiografia”, e trattasi in effetti di un “fascio” di epigrammi variegati – per quanto divisi in dodici capitoli tematici, quanti gli anni della “gestazione” – tenuti insieme fra loro unicamente dal fatto di appartenere ad un unico creatore.

Bene sono declinate le emozioni ed i pensieri che di volta in volta agitano l’animo dello scrittore (e che specularmente affiorano in quello del lettore), ivi compresa una amara ironia (che lambisce talora il sarcasmo), valore aggiunto e sorprendente delle pagine di Riccardo Grechi: «[…] se la gente si mette nei tuoi panni, probabilmente lo fa per fotterteli», «l’orgoglio brucia più del cherosene», «non ricordo il momento preciso ma penso che mi sia cresciuta una testa sulle spalle»… Infine, il pregio maggiore: la volontà, certosinamente concretata, di “andare al sodo” di sé, di intagliare l’essenza scartando ogni orpello, nell’epoca ch’è invece trionfo di retorica vanesia e ridondante.