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Fabio Ognibene ci apre una finestra su quanto possa essere affascinante la mente umana: una mente sempre all’ opera, che elabora fatti e che si pone domande, alle quali però, non necessariamente sente l’ impulso di trovare una risposta.

Oreste, Silvia e Lorenzo: tre persone apparentemente diverse tra loro, ma legate dal filo conduttore dello scorrere implacabile dei propri pensieri, ognuno prigioniero delle proprie manie.

L’autore racconta parallelamente le vicende di Silvia e Lorenzo, ne descrive le avversioni per quelle che sono le regole, che siano di vita o di grammatica, i disturbi compulsivi ed il modo singolare con cui essi reagiscono.

Poi, per caso, le vite dei due si intrecciano, rivelando come persone simili si ritrovano ad interagire, con quella piacevole sorpresa di aver trovato qualcuno che comprenda determinati comportamenti. Persone fondamentalmente estranee ai canoni di vita comune, di quelle che qualsiasi avvenimento accada, impassibilmente pronunciano: “Non è successo niente che abbia spostato l’ inclinazione dell’ asse terrestre anche di un solo millimetro.”.

Il romanzo è un pò sui generis, molto psicologico ed incentrato sui protagonisti singolarmente, senza amalgamarli mai fino in fondo.

 

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Recensione a cura di: Maria Carlucci