I Caduti

I Caduti di Matteo Carmignoli reca un sottotitolo – “Storia di una Coscienza” – inusuale e criptico nella sua apparente semplicità: qual è la coscienza cui l’autore fa riferimento?

Tuttavia, specifichiamo: non sull’identità di detta coscienza intendiamo interrogarci in questa sede, a caccia di pezzi eventuali di autobiografia dell’autore, bensì sulla natura, la peculiarità, la rarità di siffatta “tipologia” di coscienza; coscienza tormentata, geniale, asociale, tanto per cominciare a qualificarla.

Dinanzi a tanto profonda, disperata, rabbiosa ed urlante, coscienza, è di scarso interesse il corpo abitato da essa: quello di un professore precario di lungo corso, costretto a viaggiare quotidianamente per ore nel tentativo – vano – di suscitare l’interesse in “branchi” di ragazzi somiglianti a demoni distratti, insulsi ed urlanti; un uomo, il professore, incapace di amare e di essere amato (nonostante un innamoramento platonico per una collega ed una fugace “relazione” con una prostituta), che pare “attraversare” la vita senza che alcuno se ne accorga davvero.

Un corpo come tanti, dunque, in un mondo che sempre meno spazio lascia alla “rivelazione” – intesa quale vera e propria epifania – del proprio io più profondo, autentico e ferino, compresso ed oppresso sino al punto di esplodere (od implodere), con conseguenze devastanti, inimmaginabili e comunque incontrollabili.

I caduti del titolo sono dunque quegli umani che si sentono – e sono – sempre fuori luogo e fuori posto, perennemente inquieti, coloro che nelle convenzioni e nelle “ritualità” (lavorative, sociali, sentimentali) della società odierna proprio non ci si ritrovano; di qui, l’analogia col “caduto” per antonomasia, Lucifero, destinato a conoscere, senza mai poterlo abitare, il paradiso, ed a trarre a sé i dannati, infelici come lui.

Un libro personalissimo, a tratti inquietante, sicuramente sopra le righe, in grado di pungolare il lettore sino a farlo interrogare circa quanto davvero sia piena e soddisfacente la vita che quotidianamente – e spesso a stregua di automa – conduce.

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Pasta fatta in casa

Un libro per chi ha voglia di “normalità”, quello di Luca Murano.

Pasta fatta in casa – Sfoglie di racconti tirate a manoè infatti null’altro che lo sguardo dell’autore sulla realtà quotidiana che avvolge e permea ciascuno di noi; d’altronde, sin dal titolo, l’autore intende comunicare l’idea di “tradizione”, familiarità, amore per la semplicità.

I diciotto racconti di cui si compone la raccolta hanno per protagonisti personaggi sempre diversi: la vicina anziana e visionaria, una coppia di coniugi alle prese con la figlia lontana, un’altra coppia con la zavorra di un figlio scomparso, un vicino che “lascia in eredità” una tartaruga, la fine di un amore…

Ciò che colpisce è la maestria con cui Luca Murano riesce a tenere incollati i lettori alle pagine –addentrandosi in toni drammatici e/o comici a seconda della situazione narrata – lasciando immancabilmente alla fine di ogni racconto quel senso di vuoto, di smarrimento che attanaglia ciascuno quando un buon libro è finito.

Senz’altro, oltre alle trame, contribuisce al buon esito complessivo dell’opera l’utilizzo di un linguaggio immediato e moderno, che non richiede voli pindarici nell’interpretazione dei concetti espressi e dunque fluisce placidamente.

D’altronde, non crediamo essere un caso il fatto che lo scritto sia stato pubblicato da BookaBookgrazie al contributo dei futuri lettori, cui erano stati concessi stralci dell’opera prima della pubblicazione completa: un vero e proprio – credibilissimo – crowdfunding letterario!

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Lati Scaleni

Lati Scaleni, ultimo romanzo dell’ottima Mirca Ferri, parla di giovani, non solo ai giovani.

Attraverso una trama molto articolata – in cui amicizie, amori, famiglia, studio e lavoro si intersecano in un intrico difficilmente districabile – l’autrice imbastisce un romanzo ricco senza esser pletorico, che, grazie ad una scrittura fluida e leggera, tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina, in attesa del successivo, immancabile, colpo di scena.

Perché la vita degli adolescenti – sembra suggerire la scrittrice – vive e si alimenta di colpi di scena; è una sequela di eventi “eccezionali”perché nulla, persino l’evento più banale, è vissutocome ordinario, bensì con i sensi sempre all’erta ed il cuore a mille.

A voler fare un esempio –senza spoilerare troppo– Melissa, la protagonista,si innamora di Antonio, poi di Fulvio, poi ancora di Antonio, per scoprire infine che non ha mai smesso di amare Fulvio…

A ben vedere, i “lati scaleni” del titolo possono dunque essere oggetto di due modalità di lettura differenti: da un lato, ben raffigurerebbero il carattere sfaccettato, irregolare e imprevedibileche attiene ai personaggi, anche a causa dell’età; dall’altro, visualizzerebbero la vita che si indirizza in un dato modo proprio in conseguenza delle turbolenze – laddove particolarmente segnanti –adolescenziali, capaci di orientare e ri-orientare il corso futuro delle esistenze dei personaggi.

Un libro, quello di Mirca Ferri, che rinverdisce efficacemente agli occhi di quanti l’avessero dimenticata la peculiarità della prima adolescenza;finanche,un monito a riflettere circa la necessità di essere più indulgenti con coloro i quali saranno gli uomini e le donne di domani.

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